Gordon Matta-Clark

Il volume accompagna il più grande evento espositivo mai dedicato in Italia all’‘anarchitetto’ Gordon Matta-Clark (New York, 1943-1978), attraverso il quale si ricostruisce la parabola della sua variegata e feconda carriera che, a partire dalla fine degli anni sessanta fino alla prematura scomparsa, ha spaziato fra i linguaggi e i mezzi espressivi più diversi. Sin dai primi esperimenti Matta Clark impronta la propria attività ai criteri della destrutturazione, della rottura, dello spostamento fisico e semantico di elementi architettonici, creando forme innovative di convivenza tra l’uomo e il reale. I primi a essere documentati – come Garbage Wall (1970) – sono gli interventi che, intrapresi nei cosiddetti ‘non luoghi’, come cortili derelitti, discariche o zone malfamate in totale abbandono, segnano l’avvento della coscienza e della consapevolezza ecologica nell’arte e che, intersecandosi con la Land Art, aprono la strada all’indagine successiva, incentrata sui cambiamenti nel tessuto urbano e architettonico. Presenti anche alcune opere in cui è la materia stessa a essere trasformata grazie all’intervento dell’artista-alchimista, come Glass Bricks del 1970-1971, e i lavori incentrati sugli alberi, che all’inizio degli anni settanta rappresentano una vera fonte d’ispirazione per l’artista. Particolare attenzione è stata posta, infine, ai famosi ‘tagli’, con cui Matta Clark seziona pareti, solai e interi edifici, secondo geometrie precise che ne alterano la percezione: una sorta di chirurgia dello spazio, che non solo e non tanto mutila, quanto scompone e ricompone la materia. Il catalogo, che rende conto anche della filmografia dell’artista, accoglie interventi critici di James Attlee, Jane Crawford, Louise Désy e Gwendolyn Owens, Lorenzo Fusi, Marco Pierini e un’intervista all’artista realizzata nel 1978 da Judith Russi Kirscher, ed è completato da apparati biobibliografici.

Text: Fusi Lorenzo, Pierini Marco. cm 20×24; pp. 247; 200 COL; paperback. Publisher: Silvana Editoriale, Milano, 2008.

ISBN: 9788836611706| 8836611702
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ID: 12424

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Il volume accompagna il più grande evento espositivo mai dedicato in Italia all’‘anarchitetto’ Gordon Matta-Clark (New York, 1943-1978), attraverso il quale si ricostruisce la parabola della sua variegata e feconda carriera che, a partire dalla fine degli anni sessanta fino alla prematura scomparsa, ha spaziato fra i linguaggi e i mezzi espressivi più diversi. Sin dai primi esperimenti Matta Clark impronta la propria attività ai criteri della destrutturazione, della rottura, dello spostamento fisico e semantico di elementi architettonici, creando forme innovative di convivenza tra l’uomo e il reale. I primi a essere documentati – come Garbage Wall (1970) – sono gli interventi che, intrapresi nei cosiddetti ‘non luoghi’, come cortili derelitti, discariche o zone malfamate in totale abbandono, segnano l’avvento della coscienza e della consapevolezza ecologica nell’arte e che, intersecandosi con la Land Art, aprono la strada all’indagine successiva, incentrata sui cambiamenti nel tessuto urbano e architettonico. Presenti anche alcune opere in cui è la materia stessa a essere trasformata grazie all’intervento dell’artista-alchimista, come Glass Bricks del 1970-1971, e i lavori incentrati sugli alberi, che all’inizio degli anni settanta rappresentano una vera fonte d’ispirazione per l’artista. Particolare attenzione è stata posta, infine, ai famosi ‘tagli’, con cui Matta Clark seziona pareti, solai e interi edifici, secondo geometrie precise che ne alterano la percezione: una sorta di chirurgia dello spazio, che non solo e non tanto mutila, quanto scompone e ricompone la materia. Il catalogo, che rende conto anche della filmografia dell’artista, accoglie interventi critici di James Attlee, Jane Crawford, Louise Désy e Gwendolyn Owens, Lorenzo Fusi, Marco Pierini e un’intervista all’artista realizzata nel 1978 da Judith Russi Kirscher, ed è completato da apparati biobibliografici.

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