Non c’è posto per la polvere. Sestaetà. Omaggio al diario di Pontormo. Combinato

Non c’è posto per la polvere di Corrado Levi si apre con alcune parole di un pittore, De Pisis, tratte dalla prefazione a un libro scritto negli ultimi anni della sua vita, quando era ricoverato a Villa Fiorita: “Ci illudiamo tuttavia che da questa raccolta risulti, per un lettore attento, una specie di ‘storia di un’anima’, che è fatta, si sa, di nulla, ma pure può avere sapore d’eterno.” A questa sorta di esergo, segue poco dopo la presentazione del tema che dà il titolo alla prima parte del libro, ‘Sestaetà’, e che percorre tutta l’opera: ‘Quando viene l’angoscia nella sesta età, a differenza di quanto succede nelle precedenti nelle quali si può giocare il futuro, le proprie vive forze, gli antidoti sono più sfumati, sul passato e sulle cose fatte non si può far conto, primo perché sono passate, poi per, nel caso, non inorgoglirsi che sarebbe esiziale, sulle proprie forze è meglio non contarci perché le residue le si sperpera o spende in cose a lato, sul futuro non c’è aiuto perché per un artista ciò che conta è l’incertezza.’ Di questo – della sesta età (e dell’incertezza) – Corrado Levi scrive dicendo il diverso uso dei neri negli ultimi quadri di Matisse e in De Pisis, gli ex voto dentro l’ultimo dipinto di Tiziano novantenne, “La Deposizione”, completato da Palma il Giovane che lo tenne con sé per una vita. Ancora Tiziano nelle opere dell’ultimo decennio, in una delle quali si rappresenta ‘inginocchiato in direzione contraria a chi guarda. Autobiografico e irraggiungibile’.

Text: Levi Corrado. cm 14,5×20,5; pp. 78; COL and BW; paperback. Publisher: et al. edizioni, Milano, 2012.

ISBN: 9788864630717 | 8864630716

ID: 15270

Product Description

Non c’è posto per la polvere di Corrado Levi si apre con alcune parole di un pittore, De Pisis, tratte dalla prefazione a un libro scritto negli ultimi anni della sua vita, quando era ricoverato a Villa Fiorita: “Ci illudiamo tuttavia che da questa raccolta risulti, per un lettore attento, una specie di ‘storia di un’anima’, che è fatta, si sa, di nulla, ma pure può avere sapore d’eterno.” A questa sorta di esergo, segue poco dopo la presentazione del tema che dà il titolo alla prima parte del libro, ‘Sestaetà’, e che percorre tutta l’opera: ‘Quando viene l’angoscia nella sesta età, a differenza di quanto succede nelle precedenti nelle quali si può giocare il futuro, le proprie vive forze, gli antidoti sono più sfumati, sul passato e sulle cose fatte non si può far conto, primo perché sono passate, poi per, nel caso, non inorgoglirsi che sarebbe esiziale, sulle proprie forze è meglio non contarci perché le residue le si sperpera o spende in cose a lato, sul futuro non c’è aiuto perché per un artista ciò che conta è l’incertezza.’ Di questo – della sesta età (e dell’incertezza) – Corrado Levi scrive dicendo il diverso uso dei neri negli ultimi quadri di Matisse e in De Pisis, gli ex voto dentro l’ultimo dipinto di Tiziano novantenne, “La Deposizione”, completato da Palma il Giovane che lo tenne con sé per una vita. Ancora Tiziano nelle opere dell’ultimo decennio, in una delle quali si rappresenta ‘inginocchiato in direzione contraria a chi guarda. Autobiografico e irraggiungibile’.

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