Charlotte Perriand: Photography: A Wide-Angle Eye

Nel corso degli anni Trenta del Novecento, Charlotte Perriand integra l’attività di architetto (collabora a lungo con Le Corbusier), designer e urbanista, con la fotografia, alla quale dedicherà una parte notevole del suo impegno creativo. Comincia ad avventurarsi in questo campo nel 1927, per abbandonarlo nel 1940 allorché la speranza di un mondo migliore viene distrutta dalla seconda guerra mondiale. Dopo la crisi del 1929 la fotografia di Charlotte Perriand esprime splendidamente il nuovo modo di guardare al mondo e quella “corsa verso la natura” che incideranno sulle espressioni delle arti plastiche rinnovandole dalle radici. Dal 1933 in poi, insieme a Pierre Jeanneret e a Fernand Léger si lancia in una vera e propria avventura concettuale che prende a pretesto gli oggetti trovati a caso in natura, plasmati dal tempo: ciottoli, selci, radici, pezzi di legno corrosi dal mare. Per Charlotte Perriand la fotografia è il “laboratorio segreto” delle sue ricerche plastiche e filosofiche: è una “macchina” per pensare. La sua opera fotografica, espressione dei principali temi e interrogativi che assillano i moderni, si inserisce nel vasto movimento delle avanguardie in cui pittori, architetti e fotografi, talvolta confusi gli uni con gli altri, lavorano fianco a fianco in una comunità spirituale dove ogni espressione si arricchisce attraverso lo sguardo altrui.

Text: Barsac Jacques. pp. 376; hardcover. Publisher: 5 Continents Editions, , 2011.

ISBN: 9788874395484| 8874395485

ID: 17221

Product Description

Nel corso degli anni Trenta del Novecento, Charlotte Perriand integra l’attività di architetto (collabora a lungo con Le Corbusier), designer e urbanista, con la fotografia, alla quale dedicherà una parte notevole del suo impegno creativo. Comincia ad avventurarsi in questo campo nel 1927, per abbandonarlo nel 1940 allorché la speranza di un mondo migliore viene distrutta dalla seconda guerra mondiale. Dopo la crisi del 1929 la fotografia di Charlotte Perriand esprime splendidamente il nuovo modo di guardare al mondo e quella “corsa verso la natura” che incideranno sulle espressioni delle arti plastiche rinnovandole dalle radici. Dal 1933 in poi, insieme a Pierre Jeanneret e a Fernand Léger si lancia in una vera e propria avventura concettuale che prende a pretesto gli oggetti trovati a caso in natura, plasmati dal tempo: ciottoli, selci, radici, pezzi di legno corrosi dal mare. Per Charlotte Perriand la fotografia è il “laboratorio segreto” delle sue ricerche plastiche e filosofiche: è una “macchina” per pensare. La sua opera fotografica, espressione dei principali temi e interrogativi che assillano i moderni, si inserisce nel vasto movimento delle avanguardie in cui pittori, architetti e fotografi, talvolta confusi gli uni con gli altri, lavorano fianco a fianco in una comunità spirituale dove ogni espressione si arricchisce attraverso lo sguardo altrui.

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