Claude Mellan : L’écriture de la méthode – Donation Isabelle et Jacques Treyvaud

La mostra che la Fondation Cuendet prepara in collaborazione con il Cabinet Cantonal des estampes del Musée Jenisch s’interroga sull’arte di un incisore che è considerato un maestro assoluto della tecnica del bulino. Da sempre la sobrietà del suo linguaggio, le sue prodezze tecniche e la bellezza delle sue immagini affascinano gli appassionati. In effetti, Claude Mellan ha inventato un linguaggio inedito, estremamente razionale, fatto di una rete di linee morbide e aeree che lasciano tutta l’iniziativa alla luce. Recatosi a Roma, in pieno fermento barocco comincerà a interpretare qualche quadro del maestro Simon Vouet, poi eseguirà, sempre su rame, una serie di tavole per la galleria di sculture del conte Giustiniani. Tornato a Parigi nel 1642, vi rimarrà alloggiato al Louvre fino alla morte. Conosciuto principalmente per i ritratti, Mellan ha anche realizzato numerose interpretazioni di sculture antiche e di scene religiose in cui gli effetti spettacolari del barocco sono dominati grazie al suo modo di incidere chiaro e sobrio, contemporaneo alle regole definite dal classicismo francese, da Cartesio a Racine. Tale tecnica, eccezionale soprattutto per la resa del volume dei corpi e del marmo delle statue, richiede che le fasi di realizzazione siano progettate in anticipo: definisce quindi ciò che abbiamo voluto chiamare – come l’epoca impone – una “scrittura del metodo”. La mostra e il suo catalogo intendono dunque familiarizzare il pubblico con i segreti di un mestiere e fargli gustare l’evidenza al contempo semplice e maestosa di queste immagini.

Text: Rodari Florian. cm 19×28; pp. 216; 86 COL e BW ills.; hardcover. Publisher: 5 Continents, Milano, 2015.

ISBN: 9788874397082| 8874397089

 60,00

ID: 19467

Product Description

La mostra che la Fondation Cuendet prepara in collaborazione con il Cabinet Cantonal des estampes del Musée Jenisch s’interroga sull’arte di un incisore che è considerato un maestro assoluto della tecnica del bulino. Da sempre la sobrietà del suo linguaggio, le sue prodezze tecniche e la bellezza delle sue immagini affascinano gli appassionati. In effetti, Claude Mellan ha inventato un linguaggio inedito, estremamente razionale, fatto di una rete di linee morbide e aeree che lasciano tutta l’iniziativa alla luce. Recatosi a Roma, in pieno fermento barocco comincerà a interpretare qualche quadro del maestro Simon Vouet, poi eseguirà, sempre su rame, una serie di tavole per la galleria di sculture del conte Giustiniani. Tornato a Parigi nel 1642, vi rimarrà alloggiato al Louvre fino alla morte. Conosciuto principalmente per i ritratti, Mellan ha anche realizzato numerose interpretazioni di sculture antiche e di scene religiose in cui gli effetti spettacolari del barocco sono dominati grazie al suo modo di incidere chiaro e sobrio, contemporaneo alle regole definite dal classicismo francese, da Cartesio a Racine. Tale tecnica, eccezionale soprattutto per la resa del volume dei corpi e del marmo delle statue, richiede che le fasi di realizzazione siano progettate in anticipo: definisce quindi ciò che abbiamo voluto chiamare – come l’epoca impone – una “scrittura del metodo”. La mostra e il suo catalogo intendono dunque familiarizzare il pubblico con i segreti di un mestiere e fargli gustare l’evidenza al contempo semplice e maestosa di queste immagini.

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