Fantascienza e comunismo

Philip José Farmer e William S. Burroughs – loro soprattutto… Ma anche la fantascienza manichea della Terra di Mezzo; identità dell’illusione terroristica e di quell’altra intravista fra i ghiacci di Ottobre… E la fantascienza onirica di Jack Vance, in quanto svela come già data fra le pieghe la descrizione del comunismo vagheggiata in Marx e nelle pièces di Amadeo Bordiga… Philip Dick e la fantascienza patologica, ripetizione e virilità, riscrittura e dominio, barbarie e civilizzazione… Eppure quello che in queste pagine colpisce di più non è l’ampiezza della prospettiva, è la voce che racconta: questa voce che parla di «angeli e astronavi» senza sfiorare mai la terra desolata della critica letteraria, questa voce chiusa, come in una sfera cristalina di Bosch, nelle sue sole ascendenze riconoscibili che tutte rimandano alla gioia senza fine di narrare: a Conrad e a Howard Hawks, a Melville, a Dick Tracy, a Tolkien, a Dashiell Hammett… Ma un momento essenziale della felicità narrativa – e il suo momento teorico – è il rovesciamento dell’apparenza, quella lecture à rebours del reale che, prima di sistematizzarsi in Freud e in Proust, ha fornito l’ossatura del poliziesco classico e scavato gallerie più profonde della tana del Coniglio tra il mondo di Alice e gli aforismi di Kraus, tra gli enigmi di Chesterton e l’ironia di Kierkegaard. Questo momento non coglie i suoi frammenti di verità sul retro della moneta del reale o sul rovescio dell’arazzo della storia: il suo terreno è il mondo devastato percorso dai ragazzi selvaggi o la terra dove le gemme elfiche attendono di essere dissepolte, al di là del buio, quando il lugubre cinegiornale della controrivoluzione conoscerà la parola fine e dallo schermo gigante la costellazione del comunismo ci verserà l’infantile splendore delle sue luci colorate e felici, per sempre. Indice Note per una teoria della fantascienza William S. Burroughs e Philip José Farmer: un universo singolo per ogni singolo La fantascienza come linguaggio del quotidiano Morte, dov’è la tua vittoria? Fine della storia per il Grande Inquisitore «Dentro e fuori» L’algebra del bisogno Tarzan, scrittura e riscrittura Antropologia del dato e non concesso Venire a contatto con il chiuso nume Joseph K. e il sogno americano, o del revival Tipi neri su cavalli neri Sogni di eccentrici e di navi spaziali Volere la luna? Mani il Babilonese in Wonderland Fantascienza dell’attualità Relance Postscriptum

Text: Gabutti Diego. cm 10×20; pp. 270; paperback. Publisher: La Salamandra, Milano, 1979.

ID: 21383

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Philip José Farmer e William S. Burroughs – loro soprattutto… Ma anche la fantascienza manichea della Terra di Mezzo; identità dell’illusione terroristica e di quell’altra intravista fra i ghiacci di Ottobre… E la fantascienza onirica di Jack Vance, in quanto svela come già data fra le pieghe la descrizione del comunismo vagheggiata in Marx e nelle pièces di Amadeo Bordiga… Philip Dick e la fantascienza patologica, ripetizione e virilità, riscrittura e dominio, barbarie e civilizzazione… Eppure quello che in queste pagine colpisce di più non è l’ampiezza della prospettiva, è la voce che racconta: questa voce che parla di «angeli e astronavi» senza sfiorare mai la terra desolata della critica letteraria, questa voce chiusa, come in una sfera cristalina di Bosch, nelle sue sole ascendenze riconoscibili che tutte rimandano alla gioia senza fine di narrare: a Conrad e a Howard Hawks, a Melville, a Dick Tracy, a Tolkien, a Dashiell Hammett… Ma un momento essenziale della felicità narrativa – e il suo momento teorico – è il rovesciamento dell’apparenza, quella lecture à rebours del reale che, prima di sistematizzarsi in Freud e in Proust, ha fornito l’ossatura del poliziesco classico e scavato gallerie più profonde della tana del Coniglio tra il mondo di Alice e gli aforismi di Kraus, tra gli enigmi di Chesterton e l’ironia di Kierkegaard. Questo momento non coglie i suoi frammenti di verità sul retro della moneta del reale o sul rovescio dell’arazzo della storia: il suo terreno è il mondo devastato percorso dai ragazzi selvaggi o la terra dove le gemme elfiche attendono di essere dissepolte, al di là del buio, quando il lugubre cinegiornale della controrivoluzione conoscerà la parola fine e dallo schermo gigante la costellazione del comunismo ci verserà l’infantile splendore delle sue luci colorate e felici, per sempre. Indice Note per una teoria della fantascienza William S. Burroughs e Philip José Farmer: un universo singolo per ogni singolo La fantascienza come linguaggio del quotidiano Morte, dov’è la tua vittoria? Fine della storia per il Grande Inquisitore «Dentro e fuori» L’algebra del bisogno Tarzan, scrittura e riscrittura Antropologia del dato e non concesso Venire a contatto con il chiuso nume Joseph K. e il sogno americano, o del revival Tipi neri su cavalli neri Sogni di eccentrici e di navi spaziali Volere la luna? Mani il Babilonese in Wonderland Fantascienza dell’attualità Relance Postscriptum

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