The Fluxus Constellation

Eric Andersen, Ay-o, Joseph Beuys, George Brecht, Giuseppe Chiari, Philip Corner, Jean Dupuy, Robert Filliou, Henry Flynt, Ken Friedman, Al Hansen, Geoffrey Hendricks, Dick Higgins, Joe Jones, Milan Knizac, Alison Knowles, Arthur Koepke, George Maciunas, Jackson Mac Low, Larry Miller, Charlotte Moorman, Yoko Ono, Robin Page, Nam June Paik, Ben Patterson, Takako Saito, Carolee Schneemann, Daniel Spoerri, Serge III, Ben Vautier, Wolf Vostell, Bob Watts, Emmett Williams, LaMonte Young: ecco i protagonisti della bella mostra che Villa Croce inaugura il 14 febbraio alle 18.00. “The Fluxus Constellation” è il ritratto composito dell’espressione di un gruppo geniale ed eterogeneo di identità creative, una ‘costellazione’ più che una corrente artistica vera e propria, un esempio di comunicazione e sinergia tra persone capaci di sviluppare ricerche personali e insieme creare con autori contemporanei affini un dialogo ricco e fertile. Emergono infatti figure prepotentemente riconoscibili, la cui espressione artistica è assolutamente originale ma vicina a Fluxus per l’atmosfera e l’ambito concettuale, come per esempio Daniel Spoerri. Visitando la mostra in allestimento insieme alla curatrice Sandra Solimano, appare difficile a prima vista riconoscere un fil rouge, perché gli esiti creativi degli artisti Fluxus sono molti e molto differenti: è difficile citarne solo alcuni, dai “Guerrieri della notte” di Daniel Spoerri esposti insieme ad un grande tableau piège a raccontare due momenti diversi della sua ricerca alle inquietanti operazioni rituali dello ‘sciamano’ Joseph Beuys, dalla torre tattile fingerbox di Ay-o alla straordinaria musica per città di Giuseppe Chiari, che immagina un dialogo incantato tra persiane che sbattono, automobili che suonano lamiere appoggiate per terra, giganteschi violini con la cassa di risonanza nella botola delle fogne. Le affascinanti opere concettuali di George Brecht convivono nelle sale di Villa Croce con il poetico “cielo genovese” creato da Geoffrey Hendricks con acquerello e lastre d’ardesia a tracciare il confine tra la terra e il volo, con il rarefatto, ludico alfabeto di Emmett Williams, con le epifanie fermate nel tempo dalle patetiche, intense collezioni di Alison Knowles (che sembrano regalare una dimensione più ‘umana’, morbida e malinconica agli armadi di Louise Nevelson), con la bella installazione stellata che Eric Andersen ha donato al museo, con lo struggente “Four spoons” di Yoko Ono, che alla morte di John Lennon ha strappato alla piccola scultura un cucchiaio, del quale rimane l’impronta lucente e lieve come un’anima. Accostando questi lavori, in molti casi degli anni Sessanta, alla produzione di oggi si è tentati di chiedersi cosa resti da inventare. Gli artisti Fluxus si muovono su un terreno d’arte totale, dove le distinzioni tra discipline si rivelano confini posticci e superflui: la musica, la poesia, la pittura, la scultura, la performance e l’happening sono medium, sfaccettature di un tutto caleidoscopico e costantemente in fieri. Ma cos’è Fluxus? Esiste ancora o si è esaurito con la scomparsa di George Maciunas, ispiratore e teorizzatore del movimento? Ben Vautier, che di Fluxus è uno dei protagonisti più importanti, risponde con una grande installazione realizzata appositamente per Villa Croce, che rimarrà parte della collezione del museo: con l’ironia anarchica che lo caratterizza, scrive su una parete coloratissime, contraddittorie sentenze – in inglese, per dispetto agli amici artisti anglofoni. Scrive: “Qualcuno dice che Fluxus è niente trasformato in qualcosa. Qualcuno dice che il problema di Fluxus è come smettere di parlare di Fluxus. Qualcuno dice che Fluxus è un errore che funziona. Qualcuno dice che Fluxus non esiste. Qualcuno dice che Fluxus è dappertutto” e così via. Certo è che Fluxus sa coagulare intorno ad un’idea geniale altre idee geniali, in un’operazione che sembra un’irridente manifesto all’incoerenza ma è invece un’opera globale, complessa e tentacolare come la realtà che viviamo (ed è davvero una combinazione bizzarra che la mostra inizi nel bel mezzo della telenovela Vrubel’, che somiglia così tanto ad una grande performance Fluxus!). Sono molte le gallerie genovesi che partecipano alla ‘costellazione’: il 13 febbraio Il Vicolo presenta “Multifluxus”, Ellequadro documenti “Foto reportage” e Joyce & CO. “Happy Birthday, Fluxus!”, mentre il Ristorante Barakà propone un “Fluxus Dinner” solo su invito. Il 15 febbraio alle 21.00, lo Studio Leonardi V-Idea inaugura una personale di Giuseppe Chiari; il 16 febbraio alle 21.00 l’Archivio Caterina Gualco inaugura una personale di Ben Vautier. Un’offerta straordinariamente ricca ed articolata, completata dalle performance che avranno luogo a Villa Croce il 15 e 16 febbraio a partire dalle ore 17,30, alle quali prenderanno parte Eric Andersen, Giuseppe Chiari, Philip Corner, Geoffrey Hendricks, Alison Knowles, Larry Miller, Ben Patterson, Ben Vautier ed Emmett Williams, ed un’occasione per avvicinarsi ai grandi temi dell’arte contemporanea in un’atmosfera carica di umorismo e fantasia.

Text: Solimano Sandra. cm 21×28; pp. 192; COL and BW; paperback. Publisher: Neos Edizioni, Genova, 2002.

ISBN: 9788887262209 | 8887262209

Product Description

Eric Andersen, Ay-o, Joseph Beuys, George Brecht, Giuseppe Chiari, Philip Corner, Jean Dupuy, Robert Filliou, Henry Flynt, Ken Friedman, Al Hansen, Geoffrey Hendricks, Dick Higgins, Joe Jones, Milan Knizac, Alison Knowles, Arthur Koepke, George Maciunas, Jackson Mac Low, Larry Miller, Charlotte Moorman, Yoko Ono, Robin Page, Nam June Paik, Ben Patterson, Takako Saito, Carolee Schneemann, Daniel Spoerri, Serge III, Ben Vautier, Wolf Vostell, Bob Watts, Emmett Williams, LaMonte Young: ecco i protagonisti della bella mostra che Villa Croce inaugura il 14 febbraio alle 18.00. “The Fluxus Constellation” è il ritratto composito dell’espressione di un gruppo geniale ed eterogeneo di identità creative, una ‘costellazione’ più che una corrente artistica vera e propria, un esempio di comunicazione e sinergia tra persone capaci di sviluppare ricerche personali e insieme creare con autori contemporanei affini un dialogo ricco e fertile. Emergono infatti figure prepotentemente riconoscibili, la cui espressione artistica è assolutamente originale ma vicina a Fluxus per l’atmosfera e l’ambito concettuale, come per esempio Daniel Spoerri. Visitando la mostra in allestimento insieme alla curatrice Sandra Solimano, appare difficile a prima vista riconoscere un fil rouge, perché gli esiti creativi degli artisti Fluxus sono molti e molto differenti: è difficile citarne solo alcuni, dai “Guerrieri della notte” di Daniel Spoerri esposti insieme ad un grande tableau piège a raccontare due momenti diversi della sua ricerca alle inquietanti operazioni rituali dello ‘sciamano’ Joseph Beuys, dalla torre tattile fingerbox di Ay-o alla straordinaria musica per città di Giuseppe Chiari, che immagina un dialogo incantato tra persiane che sbattono, automobili che suonano lamiere appoggiate per terra, giganteschi violini con la cassa di risonanza nella botola delle fogne. Le affascinanti opere concettuali di George Brecht convivono nelle sale di Villa Croce con il poetico “cielo genovese” creato da Geoffrey Hendricks con acquerello e lastre d’ardesia a tracciare il confine tra la terra e il volo, con il rarefatto, ludico alfabeto di Emmett Williams, con le epifanie fermate nel tempo dalle patetiche, intense collezioni di Alison Knowles (che sembrano regalare una dimensione più ‘umana’, morbida e malinconica agli armadi di Louise Nevelson), con la bella installazione stellata che Eric Andersen ha donato al museo, con lo struggente “Four spoons” di Yoko Ono, che alla morte di John Lennon ha strappato alla piccola scultura un cucchiaio, del quale rimane l’impronta lucente e lieve come un’anima. Accostando questi lavori, in molti casi degli anni Sessanta, alla produzione di oggi si è tentati di chiedersi cosa resti da inventare. Gli artisti Fluxus si muovono su un terreno d’arte totale, dove le distinzioni tra discipline si rivelano confini posticci e superflui: la musica, la poesia, la pittura, la scultura, la performance e l’happening sono medium, sfaccettature di un tutto caleidoscopico e costantemente in fieri. Ma cos’è Fluxus? Esiste ancora o si è esaurito con la scomparsa di George Maciunas, ispiratore e teorizzatore del movimento? Ben Vautier, che di Fluxus è uno dei protagonisti più importanti, risponde con una grande installazione realizzata appositamente per Villa Croce, che rimarrà parte della collezione del museo: con l’ironia anarchica che lo caratterizza, scrive su una parete coloratissime, contraddittorie sentenze – in inglese, per dispetto agli amici artisti anglofoni. Scrive: “Qualcuno dice che Fluxus è niente trasformato in qualcosa. Qualcuno dice che il problema di Fluxus è come smettere di parlare di Fluxus. Qualcuno dice che Fluxus è un errore che funziona. Qualcuno dice che Fluxus non esiste. Qualcuno dice che Fluxus è dappertutto” e così via. Certo è che Fluxus sa coagulare intorno ad un’idea geniale altre idee geniali, in un’operazione che sembra un’irridente manifesto all’incoerenza ma è invece un’opera globale, complessa e tentacolare come la realtà che viviamo (ed è davvero una combinazione bizzarra che la mostra inizi nel bel mezzo della telenovela Vrubel’, che somiglia così tanto ad una grande performance Fluxus!). Sono molte le gallerie genovesi che partecipano alla ‘costellazione’: il 13 febbraio Il Vicolo presenta “Multifluxus”, Ellequadro documenti “Foto reportage” e Joyce & CO. “Happy Birthday, Fluxus!”, mentre il Ristorante Barakà propone un “Fluxus Dinner” solo su invito. Il 15 febbraio alle 21.00, lo Studio Leonardi V-Idea inaugura una personale di Giuseppe Chiari; il 16 febbraio alle 21.00 l’Archivio Caterina Gualco inaugura una personale di Ben Vautier. Un’offerta straordinariamente ricca ed articolata, completata dalle performance che avranno luogo a Villa Croce il 15 e 16 febbraio a partire dalle ore 17,30, alle quali prenderanno parte Eric Andersen, Giuseppe Chiari, Philip Corner, Geoffrey Hendricks, Alison Knowles, Larry Miller, Ben Patterson, Ben Vautier ed Emmett Williams, ed un’occasione per avvicinarsi ai grandi temi dell’arte contemporanea in un’atmosfera carica di umorismo e fantasia.

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