Il cesso degli angeli. Graffiti sessuali sui muri di una metropoli

“Questo libro è frutto di una ricerca condotta nei cesi di locali pubblici (cinema, bar, stazioni, univrsità, ecc.) e sui pubblici muri di una grande metropoli come Milano, raccogliendo e fotografando centinaia di ‘graffiti sessuali’, di scritte erotico-pornografiche. Ne sono state collezionate oltre mille (ma si sarebbe potuto certamente andare oltre…), quantità sufficiente a fornire indicazioni di massima per la necessaria analisi delle implicazioni sociologiche proprie di questi pornograffiti e dei loro (non troppo) anonimi autori. Divisi e raggruppati in sette ‘generi’ (Fallocrazia e maschilismo, La concezione della donna, Omosessualità, Scritte politiche, Razzismo, Solitudine, Sessuomania), questi desolanti ‘messaggi’ sono integralmente trascritti – in alcuni casi fotografati e riprodotti ‘al naturale’ – limitatamente ai più emblematici e significativi, escludendo quindi le minime varianti, le ripetizioni di ‘concetti’ già espressi, e soprattutto le miriadi di W la figa, per antologizzare le quali – a parte la penosa banalità dell’assunto – non sarebbe bastata un’intera enciclopedia.

Text: Cantù Emilio, Motta Cele et al. pp. 122; BW ills.; paperback. Publisher: Gammalibri, Milano, 1979.

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“Questo libro è frutto di una ricerca condotta nei cesi di locali pubblici (cinema, bar, stazioni, univrsità, ecc.) e sui pubblici muri di una grande metropoli come Milano, raccogliendo e fotografando centinaia di ‘graffiti sessuali’, di scritte erotico-pornografiche. Ne sono state collezionate oltre mille (ma si sarebbe potuto certamente andare oltre…), quantità sufficiente a fornire indicazioni di massima per la necessaria analisi delle implicazioni sociologiche proprie di questi pornograffiti e dei loro (non troppo) anonimi autori. Divisi e raggruppati in sette ‘generi’ (Fallocrazia e maschilismo, La concezione della donna, Omosessualità, Scritte politiche, Razzismo, Solitudine, Sessuomania), questi desolanti ‘messaggi’ sono integralmente trascritti – in alcuni casi fotografati e riprodotti ‘al naturale’ – limitatamente ai più emblematici e significativi, escludendo quindi le minime varianti, le ripetizioni di ‘concetti’ già espressi, e soprattutto le miriadi di W la figa, per antologizzare le quali – a parte la penosa banalità dell’assunto – non sarebbe bastata un’intera enciclopedia.