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Jerry Rubin. Quinto: Uccidi il padre e la madre. Memorie di un radicale degli anni ’60

Autobiografia di Jerry Rubin (1938-1994), pubblicata immediatamente prima della sua partecipazione alla “6a Festa del Proletariato Giovanile” di Re Nudo a Milano. Il celebre leader del “movement” americano si mette a nudo raccontando la lotta ai condizionamenti e il tentativo di liberarsi dall’ego, suo peggior nemico. Il padre e la madre da uccidere sono i genitori interiorizzati, “la catena del condizionamento”. Rubin si descrive esibizionista e vanitoso, smanioso di fama e di denaro, “I soldi sono stati la cosa che mi ha fatto sballare di più nella vita…”; date queste premesse non risulta difficile capire come sia potuto diventare, negli anni successivi, un entusiasta imprenditore del multi-level. Il capitolo dedicato alla terapia Fischer-Offman è esemplare di come una persona possa rinunciare ad ogni spirito critico pur di aggrapparsi ad un “maestro”, nel suo caso il terapeuta Dick Russel: “…parlava come un venditore di macchine usate e le sue tattiche di vendita, grande insistenza, affermazioni fantastiche e garanzie, mi fecero pensare: . Rubin mette da parte immediatamente ogni riserva e decide di seguire la psicoterapia… L’aspetto più positivo del libro è la sincerità con cui l’autore fa a pezzi la propria immagine di leader osannato dai giovani radicali. Jerry Rubin sembrava essere una di quelle persone che hanno bisogno di vivere esperienze estreme; il ribelle Yippie del ’68 e lo yuppie anni ’80 sono in qualche modo sovrapponibili.

Text: Rubin Jerry, Negri Toni. cm 14×20; pp. 188; paperback. Publisher: Arcana Editrice, Roma, 1976.

ID: 14980

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Autobiografia di Jerry Rubin (1938-1994), pubblicata immediatamente prima della sua partecipazione alla “6a Festa del Proletariato Giovanile” di Re Nudo a Milano. Il celebre leader del “movement” americano si mette a nudo raccontando la lotta ai condizionamenti e il tentativo di liberarsi dall’ego, suo peggior nemico. Il padre e la madre da uccidere sono i genitori interiorizzati, “la catena del condizionamento”. Rubin si descrive esibizionista e vanitoso, smanioso di fama e di denaro, “I soldi sono stati la cosa che mi ha fatto sballare di più nella vita…”; date queste premesse non risulta difficile capire come sia potuto diventare, negli anni successivi, un entusiasta imprenditore del multi-level. Il capitolo dedicato alla terapia Fischer-Offman è esemplare di come una persona possa rinunciare ad ogni spirito critico pur di aggrapparsi ad un “maestro”, nel suo caso il terapeuta Dick Russel: “…parlava come un venditore di macchine usate e le sue tattiche di vendita, grande insistenza, affermazioni fantastiche e garanzie, mi fecero pensare: . Rubin mette da parte immediatamente ogni riserva e decide di seguire la psicoterapia… L’aspetto più positivo del libro è la sincerità con cui l’autore fa a pezzi la propria immagine di leader osannato dai giovani radicali. Jerry Rubin sembrava essere una di quelle persone che hanno bisogno di vivere esperienze estreme; il ribelle Yippie del ’68 e lo yuppie anni ’80 sono in qualche modo sovrapponibili.