John Cage. Dopo di me il silenzio (?)

Dai risvolti della copertina: Dopo di me il silenzio (?) Dopo di lui, gransignore delle avanguardie che ricompongono il flusso, che non rompono davvero ma preferiscono far emergere i fili conduttori, mettere in prima fila i vasi comunicanti’. Come mai, dopo di lui?, visto che a ben guardare il silenzio è ancora in nuce, non esiste, non sussiste più: a ben sentire, infatti, siamo immersi nel suono, e come Cage amava ripetere anni fa, l’arte inizia dove finisce l’artista. La musica è quindi ovunque, in abiti di strada, basta scoprirla dentro di sé, intorno a sé’ «Che i suoni si identifichino in noi e che ci si possa identificare nei suoni». A questo punto non occorre creare né serve granché inventare: come tanti pittori dell’avanguardia (alcuni erosi da un uso improprio), egli scopre in continuazione (l’ombrello, anche, la ruota, anche, abituati ormai ad altre funzioni). Cosi stando le cose, da quel suo favoloso arsenale preparato che rimane per lo meno un punto di partenza, come la sua risata naturistà, fuoriesce la necessità (storica) del caso. Non essendo soltanto musicista an sich e forse non essendolo per niente (Schönberg dixit), ciò che infine conta, per Cage, è l’arte in quanto vita, la musicalità dell’esistente. Non poco, di questi tempi. Eppure, il nocciolo di quella ricerca di rotondità, di pluriarmonica gioia è, dagli anni trenta in poi una parabola incrocio senza la quale sembrano almeno improbabili i fermenti d’oggi. Aggirando ogni sacralità, sfuggendo ogni schema o struttura formale, Cage offici ante del suono biologico in fondo pensa che in questo stato di scarse alternative il gioco vale proprio la candela: la posta è in una convivenza che pur rimanendo interna ai ritmi occidentali, sincreticamente assume la cadenza di un processo altro (im)mettendo l’individuo nella corrente. Un’anarchia pratica in cui l’accettazione sia regola del divenire. Accettazione (di tutto)

Text: Martinengo Luciano, Verità Toni et al. cm 12×20; pp. 170; BW ills.; paperback. Publisher: Emme Edizioni, Milano , 1978.

Request info
ID: 22411

Product Description

Dai risvolti della copertina: Dopo di me il silenzio (?) Dopo di lui, gransignore delle avanguardie che ricompongono il flusso, che non rompono davvero ma preferiscono far emergere i fili conduttori, mettere in prima fila i vasi comunicanti’. Come mai, dopo di lui?, visto che a ben guardare il silenzio è ancora in nuce, non esiste, non sussiste più: a ben sentire, infatti, siamo immersi nel suono, e come Cage amava ripetere anni fa, l’arte inizia dove finisce l’artista. La musica è quindi ovunque, in abiti di strada, basta scoprirla dentro di sé, intorno a sé’ «Che i suoni si identifichino in noi e che ci si possa identificare nei suoni». A questo punto non occorre creare né serve granché inventare: come tanti pittori dell’avanguardia (alcuni erosi da un uso improprio), egli scopre in continuazione (l’ombrello, anche, la ruota, anche, abituati ormai ad altre funzioni). Cosi stando le cose, da quel suo favoloso arsenale preparato che rimane per lo meno un punto di partenza, come la sua risata naturistà, fuoriesce la necessità (storica) del caso. Non essendo soltanto musicista an sich e forse non essendolo per niente (Schönberg dixit), ciò che infine conta, per Cage, è l’arte in quanto vita, la musicalità dell’esistente. Non poco, di questi tempi. Eppure, il nocciolo di quella ricerca di rotondità, di pluriarmonica gioia è, dagli anni trenta in poi una parabola incrocio senza la quale sembrano almeno improbabili i fermenti d’oggi. Aggirando ogni sacralità, sfuggendo ogni schema o struttura formale, Cage offici ante del suono biologico in fondo pensa che in questo stato di scarse alternative il gioco vale proprio la candela: la posta è in una convivenza che pur rimanendo interna ai ritmi occidentali, sincreticamente assume la cadenza di un processo altro (im)mettendo l’individuo nella corrente. Un’anarchia pratica in cui l’accettazione sia regola del divenire. Accettazione (di tutto)

×