19649

L’an architetto. Portrait of the artist as a young architect

“Dunque architettura come arte l’arte è una cosa che si fa per sfogo dice qualcuno la rivoluzione con l’arte difficile meglio dire che non la si fa (con l’arte). Si fà arte perchè non ti permettono di fare un’azione reale, dicono, da questo senso di frustrazione deriva il fare arte: fare arte come sicurezza avere anche il coraggio di parlare è il bello dimostrare facendo che non si può fare nulla. Anche se poi succede che si seguono regole facendola si può fare l’arte come si fa politica bisognerebbe al solito essere responsabili solo per se stessi identificabili con se stessi e basta non identificarsi non entrare in corrente questa è strategia chi ci entra è responsabile anche per gli altri e io non voglio non voglio ma ho dato la mia parola ho cento palline colorate in tasca le vuoi in cambio della mia testa? Ho sanno non so veramente ho poca voglia sembra un diario non lo volevo scrivere un diario; scritto così: una stanza un letto disfatto il copriletto per terra e tu seduto per terra le gambe piegate le braccia e la testa sul letto nei tuoi ultimi istanti insomma non ne ho molta voglia ho voglia di fare di fare qualcos’altro dato che poi ho scritto sufficientemente eppoi ho tempo per finire ancora quattro giorni posso tirare il fiato e dormire troveremo il tempo anche per questo. Scrivere è diverso devi vincere la pigrizia darti una regola. Dimenticare un linguaggio e trasferire quello che ti pare su dei fogli bianchi ricordandoti il piacere di fare una linea rossa ma non facendola questo è insopportabile”.

cm 14×21; COL and BW; paperback. Publisher: Guaraldi Editore, Rimini, 1973.

 250,00

ID: 19649

Product Description

“Dunque architettura come arte l’arte è una cosa che si fa per sfogo dice qualcuno la rivoluzione con l’arte difficile meglio dire che non la si fa (con l’arte). Si fà arte perchè non ti permettono di fare un’azione reale, dicono, da questo senso di frustrazione deriva il fare arte: fare arte come sicurezza avere anche il coraggio di parlare è il bello dimostrare facendo che non si può fare nulla. Anche se poi succede che si seguono regole facendola si può fare l’arte come si fa politica bisognerebbe al solito essere responsabili solo per se stessi identificabili con se stessi e basta non identificarsi non entrare in corrente questa è strategia chi ci entra è responsabile anche per gli altri e io non voglio non voglio ma ho dato la mia parola ho cento palline colorate in tasca le vuoi in cambio della mia testa? Ho sanno non so veramente ho poca voglia sembra un diario non lo volevo scrivere un diario; scritto così: una stanza un letto disfatto il copriletto per terra e tu seduto per terra le gambe piegate le braccia e la testa sul letto nei tuoi ultimi istanti insomma non ne ho molta voglia ho voglia di fare di fare qualcos’altro dato che poi ho scritto sufficientemente eppoi ho tempo per finire ancora quattro giorni posso tirare il fiato e dormire troveremo il tempo anche per questo. Scrivere è diverso devi vincere la pigrizia darti una regola. Dimenticare un linguaggio e trasferire quello che ti pare su dei fogli bianchi ricordandoti il piacere di fare una linea rossa ma non facendola questo è insopportabile”.