Vincenzo Agnetti. Testimonianza

Il volume, di supporto alla mostra presentata sia alla Galleria il Ponte di Firenze sia allo Studio Visconti di Milano, propone un importante nucleo di opere di Vincenzo Agnetti (1926-1981), un artista che dalla prima personale tenuta nel 1967 alla morte, si è dedicato all’attività artistica e a quella di scrittore e teorico con assoluta coerenza e lucidità di pensiero. Dopo essersi avvicinato alla pittura informale e alla poesia, intraprende una collaborazione con il gruppo milanese Azimuth, seguita dall’autonoma formulazione del rifiuto di dipingere attraverso il cosiddetto “liquidazionismo” o “arte no”. Dalla seconda metà degli anni Sessanta, mediante l’uso di diversi media (feltro, bachelite, fotografia, testi a stampa, registrazioni vocali e performance) Agnetti formula gli assiomi, in apparenza ossimorici, di un’analisi dell’atto stesso del fare artistico anticipatrice di alcune delle di poco successive ricerche internazionali. Agnetti teorizza una crisi del linguaggio dove le consuete antinomie tra due elementi o concetti opposti trovano risoluzione in un’unità paradossale ma rigorosa, e soprattutto capace di evidenziare le estensioni così come le contraddizioni intrinseche all’espressione linguistica. Dalla seconda metà degli anni Settanta intraprende un procedimento analitico sulla fotografia, dove l’intervento grafico, la manipolazione combinatoria e l’aggiunta di un vissuto biografico-culturale trasformeranno gli scatti anonimi, costituenti la serie Il libro ripercorrere, dunque, tutte le tappe della ricca produzione di un artista che ha scelto il rigore analitico e la poeticità inquieta come complementari parole d’ordine di una ricerca tesa a sostituire l’oggetto con il linguaggio, la presenza con l’assenza, lo scorrere progressivo del tempo con il dimenticare a memoria.

Text: Corà Bruno, Bernardini Ilaria. cm 21,5×30,5; pp. 104; paperback. Publisher: Gli Ori, Prato, 2015.

ISBN: 9788873365693 | 8873365698

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Il volume, di supporto alla mostra presentata sia alla Galleria il Ponte di Firenze sia allo Studio Visconti di Milano, propone un importante nucleo di opere di Vincenzo Agnetti (1926-1981), un artista che dalla prima personale tenuta nel 1967 alla morte, si è dedicato all’attività artistica e a quella di scrittore e teorico con assoluta coerenza e lucidità di pensiero. Dopo essersi avvicinato alla pittura informale e alla poesia, intraprende una collaborazione con il gruppo milanese Azimuth, seguita dall’autonoma formulazione del rifiuto di dipingere attraverso il cosiddetto “liquidazionismo” o “arte no”. Dalla seconda metà degli anni Sessanta, mediante l’uso di diversi media (feltro, bachelite, fotografia, testi a stampa, registrazioni vocali e performance) Agnetti formula gli assiomi, in apparenza ossimorici, di un’analisi dell’atto stesso del fare artistico anticipatrice di alcune delle di poco successive ricerche internazionali. Agnetti teorizza una crisi del linguaggio dove le consuete antinomie tra due elementi o concetti opposti trovano risoluzione in un’unità paradossale ma rigorosa, e soprattutto capace di evidenziare le estensioni così come le contraddizioni intrinseche all’espressione linguistica. Dalla seconda metà degli anni Settanta intraprende un procedimento analitico sulla fotografia, dove l’intervento grafico, la manipolazione combinatoria e l’aggiunta di un vissuto biografico-culturale trasformeranno gli scatti anonimi, costituenti la serie Il libro ripercorrere, dunque, tutte le tappe della ricca produzione di un artista che ha scelto il rigore analitico e la poeticità inquieta come complementari parole d’ordine di una ricerca tesa a sostituire l’oggetto con il linguaggio, la presenza con l’assenza, lo scorrere progressivo del tempo con il dimenticare a memoria.