Poesie di Achille Bonito Oliva. 3 fotografie in bianco e nero di Ugo Mulas con i movimenti ideati da Gianni Colombo (le tre fotografie sono stampate su fogli tagliati in 4 parti, che si aprono a svelare le tre immagini, una sotto l’altra)

“Arte e le teorie di turno” è un omaggio reso a Bonito Oliva dai maggiori studiosi internazionali in occasione del suo 70° compleanno e in onore del suo magistero di professore di Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza” di Roma. “Intanto la mia non è una carriera di critico, ma un’avventura culturale”. Critico militante, curatore di grandi mostre internazionali e rassegne di arte contemporanea, Achille Bonito Oliva è noto al grande pubblico anche per le sue innumerevoli presenze televisive, in contesti diversi, tra talk show e trasmissioni a carattere culturale che ne hanno consacrato il ruolo di protagonista indiscusso del nostro tempo. Questa ricca raccolta di saggi, che attraversa discipline e settori diversi del sapere, dalla critica d’arte, al teatro, alla filosofia, all’epistemologia, all’architettura e la scienza, si propone come un’occasione per leggere il presente attraverso il pensiero dei massimi esponenti della scena culturale contemporanea. Gli autori degli scritti sono: Paolo Bertetto, Rossella Bonito Oliva, Massimo Cacciari, Fernando Castro Flórez, Germano Celant, Laura Cherubini, Stefano Chiodi, Andrea Cortellessa, Arthur Danto, Renato De Fusco, Pietro Doriano, Salvatore Fazia, Rudi Fuchs, Massimiliano Fuksas, Giulio Giorello, Lóránd Hegyi, Jan Hoet, Fulvio Irace, Koichi Kawasaki, Jean-Jacques Lebel, Giovanni Lista, Lorenzo Mango, Giacomo Marramao, Alessandro Mendini, Viktor Misiano, Lu Peng, Francesco Poli, Norman Rosenthal, Umberto Silva, Angelo Trimarco, Vincenzo Trione, Valentina Valentini, Gianni Vattimo, Paul Virilio, Stefania Zuliani. Achille Bonito Oliva è uno dei protagonisti indiscussi della critica d’arte internazionale. Conosciuto per il suo lavoro di storico, di critico militante, di autore di testi seminali sul manierismo (l’ormai classico della letteratura d’arte “L’ideologia del traditore”) e sull’arte contemporanea (“Il territorio magico” e la “Teoria della transavanguardia”), di curatore di grandi mostre internazionali (da “Contemporanea” a “Minimalia”), tra musei, gallerie e rassegne di arte contemporanea (quali la Biennale di Venezia 1993). Il suo ultimo progetto editoriale è un’ambiziosa Enciclopedia delle arti contemporanee.

«Si attua con questo quaderno quell’intento che l’associazione ha sempre perseguito: un puntuale rilevamento degli eventi culturali di maggiore interesse, la cui portata innovatrice fa sin d’ora presumere che avrà un seguito di attenzione non solo tra gli specialisti del settore artistico ma anche verso il più largo pubblico. A scorrere l’indice, ci siamo sorpresi della ricchezza delle proposte che si son potute presentare quest’anno: dall’incontro con tre “star” internazionali, come Andy Warhol, Daniel Buren e Joseph Beuys, al lavoro di quattro artisti italiani (Luca Patella, Cesare Tacchi, Vincenzo Agnetti, Carlo Alfano) a quella antologica espressa in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto con la mostra-rassegna “FILMperformances” in cui per la prima volta il linguaggio filmico e l’uso del videotape venivano prersentati insieme come opera e non come documentazione d’autore».

Nel settembre 1981 Studio Alchimia con Alessandro Mendini presentarono il Mobile Infinito, un sistema di arredi (contenitore, scaffale, libreria, tavolo, sedia, ecc.) componibile in linea teoricamente infinita e disegnati con l’intervento decorativo di diversi progettisti che, su mobili grigi dati, aggiungevano ognuno elementi diversi (gambe, maniglie, profili, decori etc.). La presentazione alla Facoltà di Architettura di Milano nella corte davanti al Trifoglio di Gio Ponti fu organizzata con una performance teatrale “Zone Calde” dei Magazzini Criminali. La scenografia alludeva ad un panorama metropolitano suburbano senza qualità, uno svincolo stradale con luci arancioni strisce spartitraffico gialle, bandiere da parata militare con simboli incomprensibili mosse da grandi ventilatori.

Testo introduttivo di Graziella Lonardi. Trascrizioni di alcuni dibattiti con Achille Bonito Oliva, Maurizo Calvesi, Jannis Kounellis, Filiberto Menna, Fabio Sargentini, Gianni Emilio Simonetti, Gianni Statera et al. Alcune fotografie in bianco e nero. Dall’indice: “incontro con Bernar Venet”, “Giuseppe Chiari: discussione”, “Ben Vautier”, “Le avanguardie: Europa America”, “Video-arte in Europa”, “Joe Jones: Concert”, “Wolf Vostell”, “Fotografia e immagine di massa”, “Concerto Zaj”, “Saito Takako”, “Geoff Hendricks”, “Arte come informazione? Le riviste d’arte”, etc.

Alla fine degli anni Settanta Achille Bonito Oliva ha scardinato il sistema dell’arte concettuale d’avanguardia (che ha definito “puritano”) introducendo la Transavanguardia, il quarto movimento artistico italiano (dopo Futurismo, Metafisica e Arte povera) che nel XX secolo si è affermato internazionalmente. Ma è anche uno dei pochi ad aver saputo combinare una seria ricerca teorica ed espositiva con una presenza ironica e istrionica sui mezzi di comunicazione di massa, a partire dalla televisione, esprimendo un costante senso del proprio dovere al servizio della divulgazione pubblica. Attraverso la presentazione di una molteplicità di materiali d’archivio e una puntuale selezione di opere connesse ad alcune delle sue più importanti mostre dal 1970 al 2019 (incluse opere dalla collezione del Castello di Rivoli), “A.B.O. Theatron. L’arte o la vita” intende celebrare l’importanza di Bonito Oliva per l’affermazione del ruolo del curatore nell’ambito dell’arte contemporanea, delineando il composito ritratto di un intellettuale propositivo ed espressivo, che ha superato le limitazioni delle strutture accademiche e ridefinito campi e strumenti d’indagine della curatela, divenendo una delle figure cardine della storia dell’arte del XX e XXI secolo.

Vettor Pisani L’eroe da camera Tutte le parole dal silenzio di Duchamp al rumore di Beuys – Azione Documenta 5 Kassel

Volume di particolare pregio editoriale pubblicato in occasione della mostra allestita a Fano, Chiesa di S. Arcangelo e Galleria Astuni, nel 2000. Dipinti, dal 1968 al 2000, più una serie di 18 ceramiche policrome del 2000. Testi di Achille Bonito Oliva e Valentino Zeichen. Edizione italiano/inglese. «La proliferazione organica del segno è trattenuta dentro la bidimensionalità della superficie pittorica che non si lascia trasgredire dal piacere della materia. Accardi vuole rappresentare l’impulso vitale che è nel mondo ma senza la verosimiglianza naturalistica di alcune esprienze informali».

Un grande evento a cura di Achille Bonito Oliva e Sergio Risaliti: De Gustibus. Collezione privata Italia. Un itinerario di storia dell’arte contemporanea dagli anni Sessanta alla nostra epoca attraverso una serie di veri e propri capolavori – esposti nelle due sedi espositive di Palazzo delle Papesse e Santa Maria della Scala – scelti tra quelli di alcuni dei maggiori collezionisti italiani, quasi mai esposti in Italia e perciò rimasti sconosciute al grande pubblico. È questa al contempo l’occasione per rivelare come il collezionismo privato costituisca uno degli strumenti per una maggiore conoscenza delle vicende artistiche e un’autorevole chiave di lettura della storia dell’arte e delle sue alterne vicende. Giunta alla terza edizione l’iniziativa intende avvicinare lo spettatore a opere non facilmente fruibili, offrendo di volta in volta nuovi spunti di riflessione e motivi di approfondimento intorno all’idea di collezione e quindi di museo. Il progetto espositivo, presentando esempi di mecenatismo privato e pubblico, rappresenta inoltre un’occasione per mettere a fuoco pratiche e inclinazioni eterodosse del collezionare che rivelano quella pluralità di motivazioni e atteggiamenti – adesione intellettuale o sentimentale, pulsione ossessiva, semplice brama di possedere – che sorregge il collezionismo dal Rinascimento ai nostri giorni. La scelta del critico e dello storico dell’arte, capace di inserire le opere in un quadro storico più ampio, declina il gusto soggettivo nella dimensione pubblica dell’istituzione museale che ha non solo il compito di produrre eventi ed esporre opere, ma anche e soprattutto quello di fissare l’evoluzione della storia dell’arte contemporanea e delle sue tappe salienti.

Cinque artisti presentati da Achille Bonito Oliva (Agostino Bonalumi. Le circostanze spaziali), Maurizio Fagiolo (Marcolino Gandini costruisce la geometria), Germano Celant (Aldo Mondino. Ricordi d’infanzia), Renato Barilli (Per Gianni Ruffi), Alberto Boatto (Punti per Gilberto Zorio). Con ill. in nero in tavole f.t. Dichiarazioni degli artisti

Indice del volume: Classico e romantico; La realtà e la coscienza; L’Ottocento in Italia, in Germania, in Inghilterra; Il Modernismo; L’arte come espressione; L’epoca del funzionalismo; La crisi dell’arte come ‘scienza europea’; L’arte fino al Duemila; La globalizzazione dell’arte. Alla fine del volume si trova una mappa dei movimenti artistici contemporanei nel Sistema dell’arte e un indice degli artisti, dei movimenti e dei termini.

La mostra prevede l’esposizione di un centinaio di opere dagli anni ’60 agli anni ’90, dai grandi monocromi su carta da imballaggio incollata su tela con l’impiego di numeri o lettere isolate (“No”, 1960), sotto l’influenza di Jasper Johns e Robert Rauschenberg, alle serie dedicate ai marchi pubblicitari o alla natura (“Elemento per un grande paesaggio”, 1962, “O sole mio”, 1963, “Estate”, 1965). Dagli anni ’70, invece, l’artista comincia a cimentarsi nell’uso di nuove tecniche, prima la televisione, poi il computer, riportando le immagini su tele emulsionate (“Tutti morti”, 1970, “Orto botanico”, 1971). Da quel momento non cesserà di sfruttare nelle sue opere i mezzi di comunicazione di massa fino agli ultimi lavori (“Musa ausiliaria”, 1996, “Fibre ottiche”, 1996).

Alighiero Boetti Mimmo Paladino DIECI ARAZZI (catalogo), Galleria Emilio Mazzoli, Modena, maggio 1992/ Istituto Italiano di Cultura, Toronto, 7 aprile-30 giugno 1994/ Centre International d’Art Contemporain, Montréal, 1° settembre-2 ottobre 1994/ FRAC Nord-Pas de Calais, Lille, 16 dicembre 1994-22 gennaio 1995, Emilio Mazzoli Editore, Modena, (con un testo di) Achille Bonito Oliva

“La critica è una riserva di incredulità verso l’arte, verso il mito della sua oscurità.” Che cos’è l’arte? Qual è la sua funzione? Che importanza ha l’uso del colore? Che significato ha l’impiego di diversi materiali? Quali sono i problemi che cerchi di risolvere e di formulare attraverso la tua arte? Che rapporto esiste tra la tua arte e la realtà che ti circonda? L’arte è informazione o comunicazione? Da Joseph Beuys, Andy Warhol, Bruce Nauman, Sol LeWitt, Robert Morris, Robert Ryman, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis a Giulio Turcato, Michelangelo Pistoletto, Luciano Fabro, Vito Acconci, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Mario Merz, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Mimmo Paladino: i grandi artisti contemporanei raccontano ad un critico d’arte d’eccezione la loro idea dell’arte. Il libro riunisce una novantina di interviste di Achille Bonito Oliva ad artisti italiani e internazionali a partire dagli anni Settanta a oggi. Un’occasione unica per conoscere il mondo dell’arte contemporanea attraverso le parole degli stessi protagonisti.

Even though ltalian art over recent decades has been experimenting with new techniques and approaches to image-making, it still falls within the broad lines of a long tradition spanning from the Renaissance up to the present day. A recurring theme running through ltalian art for almost five hundred years now is represented by its concern tor form, understood as the capacity to transform material and to contribute to the revelation of its inner meaning. ltalian art of the post second world war period was characterised by a need to formalise the artwork, with the artist maintaining strict control over materials in a space tempered by emotional impetus and imperturbable method – a Dionysian pulse combined with an Apollonian gaze. lt is no accident that behind today’s artistic trends lies a grand tradition which has always attempted to bring to the image, as a kind of outlet for an iconographical urgency in which form and morality merge. Polish, Italian and English text

Nello straordinario spazio della Certosa di Padula, la più grande d’Europa, luogo sublime, ricco di storia, cultura e spiritualità, ha trovato vita “Le Opere e i Giorni”, manifestazione culturale ideata da Achille Bonito Oliva e dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Salerno, finanziata con fondi europei dalla Regione Campania. La straordinaria manifestazione ha rianimato la bellezza delle antiche celle certosine, dei giardini e dei meravigliosi camminamenti, mostrando la genesi e lo sviluppo dell’opera d’arte nel tempo: dal momento creativo alla realizzazione, dall’allestimento all’esposizione. Il percorso artistico si è svolto nel triennio 2002-2004 su tre temi, uno per ciascun anno: il Verbo, lavori sui linguaggi dell’arte; il Precetto, inteso come osservazione della consuetudine monastica, come regola per il processo creativo dell’artista; la Vanitas, come caducità della bellezza, punto cardine della regola certosina, ma essenza stessa dell’arte contemporanea e sfida al tempo nel rapporto tra creatività, morte e vita. Le mostre hanno visto la partecipazione di Mario Airò, Ghada Amer, Arresa dei conti, Maja Bajevic, Nanni Balestrini, Per Barclay, Massimo Bartolini, Betty Bee, Elisabetta Benassi, Carlo Benvenuto, Monica Biancardi, Bianco e Valente, Gregorio Botta, Antonio Caggiano, Maurizio Cannavacciuolo, Pietro Capogrosso, Gianni Caravaggio, Letizia Cariello, Patrizia Cavalli, Loris Cecchini, Sandro Chia, Paolo Chiasera, Enzo Cucchi, Alvin Curran, Ousmane Ndiaye Dago, Nicola De Maria, Mario Dellavedova, Alessandro Diaz de Santillana, Baldo Diodato, Ilaria Drago, Rocco Dubini, Isabella Ducrot, Maurizio Elettrico, Jan Fabre, Federico Fusi, Alberto Garutti, Gianandrea Gazzola, Pia Gazzola, Kendell Geers, Isabella Gherardi, Robert Gligorov, Piero Golia, Anish Kapoor, Thorsten Kirchoff, Mark Kostabi, Dino Innocente, Emilio Isgrò, Benedetta Jacovoni, Mimmo Jodice, Myriam La Plante, Sol LeWitt, H.H. Lim, Rosaria Lo Russo, Renato Mambor, Amedeo Martegani, Fabio Mauri, Dörte Meyer, MK, Gian Marco Montesano con Giulia Basel, Liliana Moro, Paul Morrisey e Veruschka, Hidetoschi Nagasawa, Raffaella Nappo, Moataz Nasr, Luigi Ontani, Tommaso Ottonieri, Nam June Paik, Mimmo Paladino e Toni Servillo, Luca Pancrazzi, Luca Maria Patella, Perino & Vele, Alfredo Pirri, Vettor e Mimma Pisani, Michelangelo Pistoletto, Maria Pizzi, Antonio Rezza con Flavia Mastrella, Lucia Ronchetti, Marialba Russo, Virginia Ryan, Saint Clair Cemin, Renato Salvadori, Franco Scaldati, Franco Scognamiglio, Lorenzo Scotto di Luzio, Elisa Sighicelli, Roberta Silva, Grazia Toderi, Adrian Tranquilli, Marianna Troise, Franco Vaccari, Wainer Vaccari, Franz West con Tamura Sirbiladze, Sisley Xhafa, Alessandra Vanzi, Lello Voce, Giuseppe Zevola, Zerynthia, Gilberto Zorio, Natalino Zullo.

Contiene: Utopia e/o rivoluzione, Gruppo U., Facoltà di architettura politecnico di Torino, R. Giurgola, P. Soleri, Gruppo Architecture Principe Anomia e Rivoluzione, Gruppo Archigram, Y. Friedman, Gruppo Utopie, Gruppo Archizoom, N. Chomsky, J. Agee, T. Sherman-F. Perego, L. Vinca Masini, M. Mariotti, S. Docimo, 7a Biennale S.Benedetto del Tronto (Bonito Oliva, Pignotti, Prini, Trini, Celant, Menna, Calzolari, Munari, La Pietra, Dorfles), G. Chiari, M. Bense, O. Schlemmer, M. Jodice, A. Bonito Oliva, S. Sinisi (Depero).

È la prima volta che Baruchello realizza un volume con il quale ripercorre il lungo percorso creativo compiuto in quasi sei decenni di attività artistica; introdotto da due saggi a firma di Achille Bonito Oliva e di Carla Subrizi, critica d’arte e direttore artistico della Fondazione. Le varie sezioni, dedicate ciascuna ad una fase della ricerca, sono introdotte da un testo inedito e da una selezione di testi autografi dell’artista, alcuni già pubblicati ma oggi introvabili. Il corredo iconografico è molto più ampio rispetto alle opere presentate in mostra e si avvale di molti scatti d’autore realizzati da Claudio Abate. A completare il volume una ricca documentazione (dati tecnici, fotogrammi, sinossi) del cinema e della produzione in video dell’artista, dal 1963 a oggi, oltre a un regesto delle opere in mostra.

libro ad apertura doppia con rilegatura a “S”, interamente in carta pergamena

Testi di Gino Di Maggio, Achille Bonito Oliva, Daniele Lombardi, James J. Martini, Roberto Masotti, Ginluca Ranzi, Marinella Guatterini, Daniel Charles, Gabriele Bonomo, Sergio Albergoni, Michele Porzio, Sylvano Bussotti, Giancarlo Cardini, Paolo Castaldi, Alvin Curran, Franco Masotti, Gigliola Nocera, Marcello Panni, John Cage, Luigi Serafini, Luciano Berio.

Per la prima volta il MADRE rende omaggio all’artista torinese. L’esposizione, curata da Achille Bonito Oliva, si svolge lungo un percorso capace di illustrare il metodo creativo di Alighiero Boetti. Nucleo concettuale rimane il suo modus operandi: l’ideazione in solitudine e la successiva realizzazione dell’opera con l’aiuto di artigiani selezionati. Boetti ha saputo così portare a pari dignità artista e artefice. In mostra i celebri kilim (50 in tutto nell’installazione Alternando da uno a cento e viceversa), gli arazzi, le mappe, nonché sculture in bronzo (nel cortile esterno il verticale Autoritratto) e all’ingresso la foto a dimensione naturale della performance Oggi venerdì ventisette marzo millenovecentosettantatre. Foto e video documentano i numerosi viaggi di Boetti in varie parti del mondo, in particolare in Afghanistan e Pakistan, i contatti con la cultura e la gente del luogo, chiamata ad eseguire manualmente numerosi lavori, fino all’apertura di un vero e proprio albergo (One Hotel) a Kabul. Mettere all’Arte il Mondo indica l’attitudine di un grande artista che ha saputo socializzare la propria creatività sviluppando come metodo l’interattività e la comunicazione dell’arte nella società di massa.

Pèrsona è lo spazio Socratico, dove il gesto dell’artista non è una domanda rivolta al pubblico ma pura interrogazione. E la domanda non è proposta attraverso il dono” o presenza fissa dell’oggetto ma attraverso il duttile svolgimento dell’azione. Perché la fissità dell’oggetto è in questo spazio la sublimazione della distanza ed il dono narcisistico che l’artista esibisce all’esterno di sé, come il bambino esibisce le proprie feci al padre. Qui Pèrsona è lo spazio della certezza del linguaggio e la caduta di ogni corredo interiore e separante a favore di un comportamento chje tende a restaurare l’unità oggettiva del mondo, il superamento dell’assenza dell’artista dalla propria opera per una sua presenza amplificata dal linguaggio, resa doppia dall’azione, cioè una teatralità esposta che riduca l’anonimato flagrante e notturno dell’io.” Catalogo edito in occasione del Festival Internazionale del Teatro di Belgrado (a cura di Achille Bonito Oliva) al quale parteciparono i seguenti artisti: A. Boetti, G. De Dominicis, L. Fabro, M. Germanà, J. Kounellis, M. Mertz, G. Paolini, G. Penone, V. Pisani, M. Pistoletto, E. Prini.

This is the first complete monograph dedicated to the work of the Italian photographer, Gabriele Basilico, who is recognised internationally as one of the most important contemporary landscape photographers. With more than 300 photographs included – from Glasgow to Tel-Aviv, from Milan to Beirut – it is a comprehensive overview of a major figure whose career has spanned almost 40 years. Gabriele Basilico first studied architecture, and this early training is reflected in his work and shows in his understanding of the landscape and architectural form. His landscapes avoid human presence and explore the complex interrelationships between the built environment and the natural one. A major retrospective of Basilico’s work began an international tour at the prestigious Maison Europeenne de la Photographie in Paris in summer 2006.

Informazioni sulla presenza italiana Ricognizione sulle opere degli artisti italiani presenti alla 7e Biennale de Paris. Roma, Palazzo Taverna, 25 novembre – 18 dicembre. A cura di Achille Bonito Oliva. Coordinamento di Bruno Corà. Alighiero Boetti 12 forme dal 10 giugno 1967, 1970 – Dossier postale, 1969-70 25 novembre. Vettor Pisani Gioconda IV – L’eroe da camera – Tutte le parole dal silenzio di Duchamp al rumore di Beuys – Simmetrie: bianco, rosso e verde – nero – Cielo greco 26 novembre. Gino De Dominicis Immortalità 27 novembre. Luciano Fabro Concetto spaziale d’après Watteau, 1967-71 – Corona di piombo, 1968-71 – L’Italia d’oro Alluminio e seta naturale, 1971 29 novembre. Mimmo Germanà XXX 30 novembre. Giuseppe Penone Rovesciare i propri occhi, 1970 – Svolgere la propria pelle, 1970 1 dicembre. Pierpaolo Calzolari Untitled, 1971 2 dicembre. Emilio Prini Venerdì 3 dicembre 1971, ore 18 3 dicembre. Gilberto Zorio Odio-odio, 1971 – Fluidità radicale, 1969 – Pugno fosforescente, 1970-71 4 dicembre. Jannis Kounellis Senza titolo, 1971 6 dicembre. Giulio Paolini Apoteosi di Omero, 1970-71 7 dicembre. Giorgio Pressburger La Torre di Babele, 1971 9 dicembre. Mario Franco L’enigma di Isidore Ducasse, 1971 Umberto Silva Come ti chiami amore mio?, 1970 10 dicembre. Paolo Mussat Sartor 28 ritratti d’artista, 1969-70 11 dicembre Frederic Rzewski Les Moutons de Panurge, 1970 13 dicembre. Marcello Panni Ascolto della registrazione del 10 ottobre 1971: Bussotti, Sette fogli – Cage, 45’ for a speaker, Concerto, Fontana Mix, Aria – Panni, Farben – Leonardi, Musica in corso 14 dicembre. Archizoom No-stop city (residential parking), 1970 15 dicembre. Superstudio Le dodici città ideali, 1971 – Architettura interplanetaria, 1971. 16 dicembre. UFO Messieurs les U.F.O. baptisent – Communes Agricoles partout, 1971 17 dicembre. Esperienza estetica e lavoro critico: Alberto Boatto, Achille Bonito Oliva, Maurizio Calvesi, Germano Celant, Filiberto Menna, Tommaso Trini. 18 dicembre. Il ciclo di mostre è stato documentato nel Primo Quaderno del Centro d’Informazione Alternativa.

Bilingual Italian / English – Edizione bilingue italiano/inglese – Catalogo della mostra organizzata presso il Palazzo Ducale di Colorno dal 14 giugno al 25 agosto 1996. Opere di Emilio Isgrò, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio. Testo critico di Tommaso Trini. Altri saggi di Achille Bonito Oliva (1974), Pier Giovanni Castagnoli (1995), Fernando Castro Florez (1995), Danilo Eccher (1995), Remo Guidieri (1991).

Considered one of the twentieth century’s greatest protagonists of Italian painting, Mario Schifano produced works that coincided with Pop and monochrome trends, ensuring them a critical reception. Many of Schifano’s works combine the impetuosity of the Italian and international Transavanguardia (European neo-expressionism) with a hyper-modern point of view, derived from the speed of technology and mass-media chaos. This monograph features extensive documentation of Schifano’s lively, colorful paintings, as well as many previously unpublished photographs. –This text refers to an out of print or unavailable edition of this title.

Quello che emerge dalla mostra di St. Moritz è la caratteristica principale del lavoro di De Dominicis, vale a dire l’attenzione esasperata al sistema della temporalità circolare, in cui confluiscono contemporaneamente passato, presente e futuro. In tal modo l’arte si svincola dall’ipoteca strettamente contemporanea per aprirsi verso orizzonti più vasti e originali. Nelle opere esposte in mostra l’artista attinge all’universo del quotidiano e mette a confronto/scontro gli elemti del suo mondo, dell’universo mitologico, il corpo, lo spazio, il primitivo, la mostruosità. “Alla incorruttibilità dell’arte De Dominicis aggancia quella del corpo. Immortalità è il corpo che non invecchia, sospeso invece in una percezione istantanea della realtà. L’arte diventa pratica che saggia concretamente il buco nero della morte, che evidenzia lo scacco dell’estinzione, nello stesso tempo è la dimensione che può ristebilire il primato antropologico rispetto all’esistenza generalizzata del mondo animale. Per la considerazione di un potere intellettuale e culturale che l’uomo può non soltanto rivendicare ma esercitare, concentrando le proprie ricerche sopra il superamento del limite biologico…” (Achille Bonito Oliva)

Nel XX secolo fa irruzione una nuova temporalità, sostenuta dalle diverse definizioni e rappresentazioni date da artisti, musicisti, poeti, letterati e scienziati come Freud, Einstein, Marx, Picasso, de Chirico, Stravinskij, Joyce, Proust, Pound ed altri. Questo volume esplora le arti contemporanee nella loro molteplicità: arte, architettura, fotografia, letteratura, teatro, musica, cinema e nuovi media sono indagati da grandi saggisti italiani e accompagnati da una ricca iconografia. L’introduzione generale è scritta da un pensatore del nostro tempo, Massimo Cacciari, mentre le conclusioni sono affidate a un saggio di sintesi e raccordo firmato dallo stesso Achille Bonito Oliva, seguito da un glossario concettuale che dà sintetica definizione dei principali termini impiegati. Il testo introduttivo di Massimo Cacciari, dedicato al Tempo Comico, parte da una riflessione filosofica di Nietzsche per spaziare, artisticamente, dall’immagine metafisica di de Chirico a quella pop di Warhol, dalla citazione di Picabia fino a Baselitz e Cucchi, arrivando a toccare letteratura, musica, architettura, cinema.

È la prima mostra antologica dedicata all’artista, accompagnata da un catalogo che documenta non solo l’esposizione ma la sua intera opera. Gino De Dominicis può essere considerato una delle figure più emblematiche e misteriose dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Un artista per molti aspetti ancora inafferrabile, circondato da un vero e proprio alone leggendario. La mostra curata da Achille Bonito Oliva rappresenta la rara opportunità di poter vedere dal vivo circa settanta opere dell’artista, selezionate tra le più rilevanti nella sua produzione. Nel catalogo, le opere riprodotte saranno invece oltre 220 insieme ad una selezione ragionata dei suoi numerosi scritti e articoli. Oltre al curatore, altri studiosi di differente formazione ricostruiranno il vasto panorama degli interessi culturali dell’artista: il filosofo Massimo Donà, l’archeologo Giovanni Pettinato, il matematico Claudio Bartocci, il critico d’arte Gabriele Guercio, Italo Tomassoni direttore dell’Associazione Amici di Gino De Dominicis e Fabio Sargentini, primo gallerista dell’artista.

Rare avantgarde periodical, directed by the performance artist Fabio Mauri. Only one issue was published, featuring articles on anti-fascism, anti-semitism and Mauri’s own performances. Report of the exhibitions / installations / performance presented from 1971 to 1973: Amore mio, Che cosa è il fascismo, Ebrea, Vomitare sulla Grecia.. With writings published and unpublished by Furio Colombo, Elisabetta Rasy, Eugenio Battisti, Maurizio Calvesi, Filiberto Menna, Bruno Zevi, Tullio Catalano, Giorgio Pressburger, Achille Bonito Oliva, Renato Barilli and various others.

Importante numero speciale monografico della rivista che raccoglie articoli, interventi o testi teatrali di Patrizia Bonifazi, Achille Bonito Oliva, Jean François Bory, Giusi Coppini, Guerrieri William, Boni Angelo, Damini Bruno, Galligani Renzo, Timm, Ulrichs, Tomaso Kemeny, Ketty La Rocca, Giuseppe Manigrasso, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Jean-Claude Moineau, Arturo Morfino, Luciano Ori, Michele Perfetti, Lamberto Pignotti, Franco Ravedone, Fride Rosenstock, Gianni Rossi, Cesare Ruffato, Sarenco, Gregorio Scalise, Gruppo S/ESSERE, Mauro Bonciani, Mario Conti, Manbert, Carlo A. Sitta, SPAZIO 7, Maurizio Copedé, Nicola Hoffmann, Walter Sarfatti, Christian Tobas, Gianni Toti, Franco Vaccari e Ben Vautier. Con tavole e fotografie in bianco e nero

Importante numero speciale monografico della rivista che raccoglie articoli, interventi o testi teatrali di Patrizia Bonifazi, Achille Bonito Oliva, Jean François Bory, Giusi Coppini, Guerrieri William, Boni Angelo, Damini Bruno, Galligani Renzo, Timm, Ulrichs, Tomaso Kemeny, Ketty La Rocca, Giuseppe Manigrasso, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Jean-Claude Moineau, Arturo Morfino, Luciano Ori, Michele Perfetti, Lamberto Pignotti, Franco Ravedone, Fride Rosenstock, Gianni Rossi, Cesare Ruffato, Sarenco, Gregorio Scalise, Gruppo S/ESSERE, Mauro Bonciani, Mario Conti, Manbert, Carlo A. Sitta, SPAZIO 7, Maurizio Copedé, Nicola Hoffmann, Walter Sarfatti, Christian Tobas, Gianni Toti, Franco Vaccari e Ben Vautier. Con tavole e fotografie in bianco e nero

Importante numero speciale monografico della rivista che raccoglie articoli, interventi o testi teatrali di Patrizia Bonifazi, Achille Bonito Oliva, Jean François Bory, Giusi Coppini, Guerrieri William, Boni Angelo, Damini Bruno, Galligani Renzo, Timm, Ulrichs, Tomaso Kemeny, Ketty La Rocca, Giuseppe Manigrasso, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Jean-Claude Moineau, Arturo Morfino, Luciano Ori, Michele Perfetti, Lamberto Pignotti, Franco Ravedone, Fride Rosenstock, Gianni Rossi, Cesare Ruffato, Sarenco, Gregorio Scalise, Gruppo S/ESSERE, Mauro Bonciani, Mario Conti, Manbert, Carlo A. Sitta, SPAZIO 7, Maurizio Copedé, Nicola Hoffmann, Walter Sarfatti, Christian Tobas, Gianni Toti, Franco Vaccari e Ben Vautier. Con tavole e fotografie in bianco e nero

Scritto programmatico del Direttore Francesco Carbone. Scritti di Umbro Apollonio (Oggetto d’arte e oggetto di natura), Maurizio Calvesi (Lo ”happening”), Germano Celant (Arte povera), Filiberto Menna (Soto), Achille Bonito Oliva (Poesia visiva), Gillo Dorfles (Nannucci), Carlo Belloli (Alviani), Arrigo Lora Totino (Poesia concreta), Germano Beringheli (Bargoni), Aurelio Pes (”Due movimenti”), Charles Marowitz (Teatro sperimentale), Pietro Grossi (Musica programmata), et al. Numerose illustrazioni in bianco e nero (opere di Alviani, Scheggi, Gilardi, Fabro, Biasi, Pistoletto, Zorio, Prini, Piacentino, Nannucci, Pascali, Merz, Kounellis, et al.)

Questo volume ha accompagnato la grande mostra organizzata nel 2007 a Milano presso la sede della Fondazione Antonio Mazzotta. Partendo da una data, il 1980, e da due grandi anime dell’arte contemporanea, l’americano Andy Warhol e il tedesco Joseph Beuys, il catalogo della mostra è al contempo un omaggio al gallerista Lucio Amelio e una rassegna dei protagonisti dell’arte internazionale che scelsero come laboratorio la sua galleria napoletana, nel corso di circa trent’anni di attività (1965-1994) per mettere a punto e mostrare idee e opere. Oltre a illustrare a colori tutte le opere in mostra, il volume raccoglie testi del curatore Michele Bonuomo e di Achille Bonito Oliva, Francesco Durante, Roberto Ciuni, Paola Santamaria. Completano il catalogo immagini e documenti d’epoca e ricchi apparati bio-bibliografici.

Francesco Lo Savio died aged only twenty-eight in 1963. Because of this, and perhaps because his work is seen mostly in bad reproduction where it might seem dry and disengaged, he is little known outside his native Italy. Lo Savio worked on blueprint, and on canvas, and on sheet metal, but always he pared down the materiality of the work. Each surface hovers, and appears to meld into the surrounding space. Canvas and steel are translated into direct experience of space and light. In structure the work anticipates American Minimalism but in its effect – apprehension is apprehended – it prefigures the achievements of conceptual art. The book reproduces for the first time as fairly as possible to its effects, a large body of Lo Savio’s work. It contains specially commissioned essays by Udo Kultermann, Achille Bonito Oliva, Stella Santacatterina and Jon Thompson, as well as writing by Lo Savio and by his friend and philosopher Emilio Villa.

Catalogo della mostra dal titolo `Il Novecento di Nam June Paik. Arti elettroniche, cinema e media verso il XXI secolo` allestita a Roma, Palazzo delle Esposizioni, nel 1992. Testi di Antonina Zaru, Marco Maria Gazzano, Achille Bonito Oliva, Vittorio Fagone. Nam June Paik, nato a Seoul in Corea nel 1932 e attivo dalla fine degli anni Cinquanta in Europa e negli USA, è considerato il maestro per eccellenza delle arti elettroniche: l’iniziatore e il capostipite di quella riceca estetica e spettacolare d’avanguardia che da oltre trent’anni coinvolge centinaia di artisti visivi, compositori musicali, poeti e cineasti di tutto il mondo.

“Se la realtà non si organizza per schemi e dicotomie, anche l’arte smette il vizio logocentrico della cultura occidentale, tenta una strategia più complessa ed articolata per l’artista e l’intellettuale, una nuova posizione, quella strabica dell’organico/obliquo. Perché la cultura è produzione materiale, vive calata in un preciso contesto, è la storia e non il quotidiano. L’artista è organico/obliquo: organico alla storia e laterale al quotidiano.”

Monografia curata da Claudia Lodolo, figlia del Sandro Lodolo che per anni lavorò a stretto contatto con Pino Pascali, allora giovane grafico pubblicitario alla Lodolofilm. Il volume nasce allo scopo di documentare e far conoscere meglio l’intensa produzione di Pascali, soprattutto quella cine-televisiva, a cui l’artista si dedicò come ideatore e disegnatore. Il punto di vista è originale, perché la narrazione riporta un cospicuo numero di aneddoti curiosi che contribuiscono a descrivere vita e produzione, ma anche abitudini e pensieri meno noti di Pascali. L’autrice fornisce fotografie private e non, elabora testimonianze orali, documenti inediti, filmati, e visita inoltre Polignano a Mare, paese nativo dell’artista: il piccolo centro del sud Italia è agli antipodi della grande Roma, città dei rivoluzionari cambiamenti politici, culturali e creativi dove Pascali studiò, produsse e morì a “32 anni di vita circa”. Un lavoro speculativo, ma anche un mondo fantasioso fatto di carta, cartoncini, matite ed esuberante genialità. Tra le fondamentali testimonianze quelle di: Maurizio Calvesi, Giuliano Cappuzzo, Marcello Colitti, Anna Maria Colucci, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Augusta Monferini, Achille Bonito Oliva, Michelangelo Pistoletto, Paola Pitagora, Vittorio Rubiu, Cesare Tacchi, Salvatore Venditelli, Fabio Vergoz, Tullio Zitkowsky.

Testi di Luigi Carluccio, Achille Bonito Oliva, Michael Compton, Martin Kunz, Harald Szeemann, Jean Leymarie, Jiri Kotalik, Jiri Masin, Guido Perocco, Jean Louis Froment, Giuseppe Marchiori, Francesco Carlo Crispolti, Ture Rangström, Göran Soderström. Sezioni: “L’arte degli anni Settanta”, “L’arte degli anni Settanta / Aperto”, “Padiglioni” delle partecipazioni internazionali, “Bal­thus”, “L’arte moderna cecoslovacca”, “Esperienza a Bordeaux”, “Mario De Luigi”, “Pianeta August Strindberg”.

numero 1 della nuova serie UTT con un nuovo editore. Testi di Nanni Cagnone, Wilhelm Reich, Herbert Marcuse, Renato Barilli, Tommaso Trini, Maurizio Calvesi, Achille Bonito Oliva, Gaetano Testa, Giuseppe Bartolucci, Filiberto Menna, Nico Orengo, Giuseppe Pontiggia e altri. Sono presenti i seguenti artisti: Renato Mambor, Gino De Dominicis, Giovanni Anselmo, Emilio Prini, Claudio Cintoli, Eliseo Mattiacci.

Sound and Silliness is a book published for the exhibition by Jimmie Durham at MAXXI (5 February to 2 June 2016), curated by Hou Hanru and Giulia Ferracci. The same lightness and irony with which Durham has built the exhibition, characterizes the form of the book which is articulated on two different registers: a flip-book consisting of the frames of the two videos shown in the exhibition, published on all of the right pages in the book and a section of critical texts and images documenting the exhibition, on the left.

The flip-book is a primitive form of animation often used in children’s books. It relies on the persistence of vision through which a sequence of frames is perceived as an illusory movement. In this way the book shapes the concrete nature of the works and their content whilst also playfully animates the poetic creation, intangible and elusive.

In the exhibition space of the MAXXI, Durham presented two audio works (Domestic Glass, 2006 and Swifts Porta Capuana, 2013) and two video works (Fleur de pas mal, 2005 and A Proposal for a New International genuflexion in Promotion of World Peace, 2007), respectively filmed and recorded in Italy. His works are a light-hearted response to the architecture of the museum and the city of Rome, where the relaxed approach of the author is intended as a gentle and peaceful response to important matters.

The original format of this publication, a hybrid between a catalogue and an artist’s book, is the interpreter of this poetic attitude and of the central themes in Durham artistic work. The title of the book and of the exhibition was conceived as a reflection upon the nature of our actions: according to the artist, lightness can confer a kind of detached cockiness, useful in addressing the fundamental issues of life. “Maybe for me it is more a poem; not a chapter of a book but a poem in a book of poems; a poem that should give people a feeling rather than an education. […] And I would like to write poems or make art like this: the meaning is not translatable, is not text, is not metaphorical. Poetry, like art, means something else.” – Jimmie Durham

The book contains two poems and a new song by Jimmie Durham, two critical texts by Achille Bonito Oliva and Hou Hanru and an interview of the artist by Giulia Ferracci.

Published on the occasion of the exhibition by Beuys on the 13th November, 1971 in Naples.
This is the first exhibition of Joseph Beuys in Italy.

Questa monografia su Gino De Dominicis, ampliata e arricchita con nuovi documenti, è un omaggio a un artista originale e carismatico che ha ammantato la propria immagine di un alone di mistero. Il volume riunisce quaranta contributi, almeno metà dei quali inediti, di autori come Jean Christophe Ammann, Renato Barilli, Achille Bonito Oliva, Norman Bryson, Daniel Buren, Carolyn Christov Bakargiev, Creighton Gilbert, Anselm Kiefer, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Luigi Ontani, Emilio Prini, Vittorio Sgarbi, Italo Tomassoni, Angela Vettese e altri ancora. Un dibattito a più voci idealmente moderato da Gabriele Guercio, curatore della raccolta e autore del saggio conclusivo. Gino De Dominicis (Ancona, 1947, Roma, 1998) è stata una figura carismatica ed enigmatica nella storia dell’arte italiana e internazionale degli ultimi trent’anni. Uomo e artista dalla personalità inafferrabile, con le sue posizioni radicali ha allontanato ogni tentativo di definizione del suo lavoro e di omologazione da parte del mondo dell’arte, isolandosi in un riserbo estremamente difeso. Utilizzando le più diverse forme espressive – grandi tavole a matita e gesso, dipinti, disegni a penna, opere tridimensionali – la sua arte è stata caratterizzata da una riflessione sui temi della vita e della morte. Un altro dei suoi motivi ricorrenti è stato il desiderio di immortalità, vissuto come estremo fine della nostra esistenza. Scriveva: «Per esistere veramente dovremmo fermarci nel tempo». Le sue opere sono state esposte in importanti musei (Museo di Capodimonte, Napoli; Museum of Modern Art, New York; Centro Nazionale d’Arte Contemporanea, Grenoble e altri ancora), rassegne internazionali (Biennale di Venezia; Quadriennale, Roma; Documenta, Kassel) e gallerie private (tra cui L’Attico, Roma; Emilio Mazzoli, Modena; Lia Rumma, Napoli).

This monograph documents the creative path, From the 1930s to the present, of one of Italy’s most important living artists — Emilio Vedova, born in Venice in 1919, and winner of the Leone d’Oro all’Opera prize at the 1997 Venice Biennale. With extremely detailed contents, including extensive texts by specialists and writings by the artist, as well as lavish reproductions, this book presents a comprehensive overview on a leading figure in contemporary art. Vedova’s sculptural work, his circular, expressionistic abstractions, are among the objects For which this publication provides entry as well as his extensive work theater, films, and videos. Also included are significant critical essays by Achille Bonito Oliva, Rudi Fuchs, Luigi Nono, Konrad Oberhuber, Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Johannes Gachnang, Edoardo Sanguineti, and Carla Schulz-Hoffmann.

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