Paola Nicolin racconta la storia di uno dei più riusciti esperimenti museali di arte contemporanea, nel momento in cui i due curatori che hanno lavorato a questo progetto, Nicolas Bourriaud e Jerome Sans, si trovano alla fine del mandato. Che cos’è il Palais de Tokyo? Un museo senza collezione. Uno spazio senza forma. Un tentativo di fare delle pratiche artistiche un’esperienza quotidiana. Si tratta certamente di un contesto sperimentale per l’arte contemporanea, inaugurato a Parigi il 22 gennaio 2002 e da allora alloggiato in un edificio semicircolare, a poca distanza dal Trocadero. L’analisi di questo edificio e la lettura di alcune opere d’arte prodotte ed esposte nel primo triennio di attività del nuovo “sito di creazione contemporanea” sono il soggetto di questo libro, che non è una sistematica storia del Palais de Tokyo, ma uno strumento di lettura di alcuni eventi accaduti all’interno del cantiere parigino. Il libro ripropone infatti l’interrogativo sul rapporto tra opera d’arte e contesto, tra spazio e produzione-esposizione dell’opera e sottolinea la possibilità di ristabilire una genealogia del museo d‚arte contemporanea come “spazio vivente”. All’origine della ricerca vi è una esigenza di legittimazione storica dell’idea o dell’ideologia del museo come luogo di creazione e esposizione. Circoscritto al Palais de Tokyo, il tema si radica nel dibattito culturale della seconda metà degli anni Venti, si avviluppa attorno al messaggio degli scritti di Henri Focillon e viene poi ripreso da André Malraux, fino al progetto di Nicolas Bourriaud (autore di Esthetique Relationelle e di Postproduction), co-curatore insieme a Jerome Sans del Palais de Tokyo dal 2002 al 2005. All’analisi del progetto curatoriale si affianca infine la lettura del lungo cantiere architettonico, che tra il 1999 e il 2001 ha subito l’ennesimo ritocco, firmato da Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal.

EP creates a discursive platform between lighter magazines (single play) and academic journals (long play) by introducing the notion of the extended play into publishing. Designed by Experimental Jetset, a new volume of EP will be released annually, each one containing both textual and visual essays of the highest quality. Edited by Alex Coles in collaboration with a specialist appropriate to the theme under investigation, each volume will focus on a subject that actively works across art, design, and architecture.

The first volume, The Italian Avant-Garde: 1968 to 1976, emphasizes the multiple correspondences between well-known radical design groups like Arte Povera, Archizoom, and Superstudio, and figures such as Ettore Sottsass and Alessandro Mendini, and previously overlooked spaces, works, and performances generated by Zoo, Gruppo 9999, and Cavart. Newly commissioned interviews and essays by historians, curators and critics shed new light on the era under scrutiny, while contemporary practitioners, discuss its complex legacy.

With contributions by Paola Antonelli, Pier Vittorio Aureli, Andrea Branzi, Alice Clarke, Formafantasma, Martino Gamper, Verina Gfader, Joseph Grima, Alessandro Mendini, Antonio Negri, Paola Nicolin, Michaelangelo Pistoletto, Catharine Rossi, Libby Sellers, and Ettore Vitale.

Come cambia ed è cambiata l’arte in un mondo dominato dalle immagini mediali? Come cambia ed è cambiata l’arte da quando le donne artiste sono entrate in scena da protagoniste? Come cambia ed è cambiata l’arte da quando gli artisti non occidentali non sono più fantasmi? Come tutti questi cambiamenti sulla storia dell’arte, sulle istituzioni artistiche, sui percorsi della critica? Quante storie dobbiamo conoscere, data la moltiplicazione degli eventi, per interpretare la storia dell’arte? Questo volume, nasce da un ciclo di conferenze tenutesi presso la Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano, comprende testi critici, teorici, storici e testimonianze che si articolano su aspetti specifici inerenti a queste problematiche. Ne emergono sguardi inediti sulla produzione artistica contemporanea, riflessioni sul mutare degli equilibri tra il centro e le periferie del mondo dell’arte globale, ipotesi per pensare da altre prospettive l’arte del XX secolo, sguardi dall’interno sulla complessità della vita di una istituzione, debiti e crediti con il cinema e i media, racconti da dietro le quinte da parte degli artisti. L’intenzione è di aggiungere un contributo perché il discorso dell’arte possa continuare ad essere assimilato a quel “Diverso” che, riprendendo le parole di Edouard Glissant, “è il motore dell’energia universale, che occorre preservare dalle assimilazioni, dalle mode passivamente generalizzate, dalle abitudini standardizzate”. Testi di: Roberto Pinto, Ivan Bargna, Maria Antonietta Trasforini, Cristina Rovere, Carla Subrizi, Paola Nicolin, Sabine Folie, Luigi Fassi, Francesco Ventrella, Marco Senaldi, Flavio Favelli, Cesare Viel.

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