Pino Pascali ha attraversato la storia dell’arte italiana come una folgorante meteora. Nato a Bari nel 1935 e morto a soli trentatré anni in un incidente automobilistico, è ritenuto con Boetti e Manzoni uno degli artisti d’avanguardia più innovativi del dopoguerra italiano. Malgrado la fulminea carriera, già in vita ottiene un consenso pressoché unanime per la dirompente originalità del suo talento. Questo saggio circoscrive l’ambito d’indagine alla sola opera plastica di Pascali (1964-1968), con rapidi accenni all’attività di grafico pubblicitario, scenografo, disegnatore o performer. Accantonata la curiosità per l’uomo Pascali e la sua leggenda, l’autore ne scandaglia l’opera lungo un percorso tematico e cronologico, si confronta con le interpretazioni di numerosi critici e si serve delle dichiarazioni dello stesso Pascali per ridefinire un campo d’azione e di senso del suo linguaggio visivo, rintracciandone origini e ascendenti. Se le lezioni di Magritte, Savinio e de Chirico sono ineluttabili per lui, nondimeno Pascali si inserisce in un contesto del tutto contemporaneo. Il volume è quindi un gesto doveroso: liberare Pascali dal mito di Pascali e rettificare un’immagine parziale e sviante. Il lettore scoprirà che l’opera di Pino Pascali è molto meno ingenua, infantile, primordiale e selvaggia di quanto si sia creduto finora.

Monografia curata da Claudia Lodolo, figlia del Sandro Lodolo che per anni lavorò a stretto contatto con Pino Pascali, allora giovane grafico pubblicitario alla Lodolofilm. Il volume nasce allo scopo di documentare e far conoscere meglio l’intensa produzione di Pascali, soprattutto quella cine-televisiva, a cui l’artista si dedicò come ideatore e disegnatore. Il punto di vista è originale, perché la narrazione riporta un cospicuo numero di aneddoti curiosi che contribuiscono a descrivere vita e produzione, ma anche abitudini e pensieri meno noti di Pascali. L’autrice fornisce fotografie private e non, elabora testimonianze orali, documenti inediti, filmati, e visita inoltre Polignano a Mare, paese nativo dell’artista: il piccolo centro del sud Italia è agli antipodi della grande Roma, città dei rivoluzionari cambiamenti politici, culturali e creativi dove Pascali studiò, produsse e morì a “32 anni di vita circa”. Un lavoro speculativo, ma anche un mondo fantasioso fatto di carta, cartoncini, matite ed esuberante genialità. Tra le fondamentali testimonianze quelle di: Maurizio Calvesi, Giuliano Cappuzzo, Marcello Colitti, Anna Maria Colucci, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Augusta Monferini, Achille Bonito Oliva, Michelangelo Pistoletto, Paola Pitagora, Vittorio Rubiu, Cesare Tacchi, Salvatore Venditelli, Fabio Vergoz, Tullio Zitkowsky.

Numero 80 del Catalogo mensile Galleria L’Attico, aprile 1966. Catalogo della mostra di Pino Pascali “Nuove sculture” tenuta dal 29 ottobre al 3 dicembre 1966 alla Galleria L’Attico, Roma.

A cura di Marco Tonelli. Comitato scientifico: Vittorio Brandi Rubiu e Fabio Sargentini. Pino Pascali, nato a Bari nel 1935, durante la sua breve attivit di scultore, ha prodotto non pi di 149 opere, molte delle quali costituiscono delle vere e proprie icone dell’arte italiana del XX secolo. Il giorno della sua scomparsa (l’11 settembre del 1968) coincise anche col momento del suo pi grande riconoscimento pubblico (la Sala personale della Biennale di Venezia e l’assegnazione postuma del Gran Premio di Scultura) e da allora in avanti intorno alla sua figura si depositato una sorta di alone mitico.

Di origine pugliese, Pino Pascali sul finire degli anni Cinquanta si trasferisce a Roma, dove si afferma rapidamente come una delle personalità maggiormente dotate, capace di entrare nelle situazioni con una semplicità straordinaria. Con i suoi “Pezzi anatomici di donna” riesce a istituire un particolare come una figura a sé stante, i suoi “Seni” e le sue “Labbra” hanno una perentorietà da simbolo apotropaico. Le sue “Armi”, i suoi “Cannoni” sono enormi giocattoli che hanno perso la capacità di offesa per configurarsi come una sognata regressione all’infanzia, verso il paradiso perduto del gioco. Le sue mostre riservavano sempre un elemento-sorpresa, come quando presentò una serie di animali in legno e tela, una fauna terrestre e marina che sembrava ricostruire una nuova fantastica arca di Noè. Gli bastavano poche vasche quadrate di alluminio e un poco di acqua tinta di anilina per fare il “mare”, per trasformare un nome in un oggetto reale: e in questa fantasia della trasformazione ottenuta con la realtà stessa c’è come l’allegoria di tutta l’arte di Pascali. La quale, a trentacinque anni dalla scomparsa dell’artista, è ormai conosciuta in tutto il mondo, dall’Europa all’America al Giappone. I tre scritti di Vittorio Brandi Rubiu (“Vita eroica di Pascali”, “Pascali uno e due” e l’inedito “Pascali dalla A alla Z”), qui raccolti in versione riveduta e ampliata, tracciano un percorso d’arte e di vita su una figura chiave nell’arte italiana del secondo dopoguerra. Prefazione di Fabio Sargentini.

“La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, nell’ambito dei propri scopi statutari, ha scelto di giocare un ruolo attivo nella conservazione e nella promozione del patrimonio artistico del territorio, attraverso una speciale attenzione a iniziative culturali di alto profilo. Parte integrante della proposta culturale che si intende realizzare è quella di allestire mostre d’arte contemporanea di notevole interesse storico e di grande accuratezza curatoriale. In occasione degli anniversari della nascita dell’Arte Povera e della Transavanguardia, caratterizzati da una fortuna critica e commerciale senza eguali nella storia dell’arte contemporanea italiana, si è voluto dar spazio a una mostra che raccoglie disegni e fotografie frutto di un periodo in cui ricerca e sperimentazione connotano un Paese in profondo mutamento sociologico e strutturale.” (Alfio Bassotti, presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi) Artisti: Vincenzo Agnetti, Adriano Altamira, Enrico Baj, Alighiero Boetti, Sandro Chia, Francesco Clemente, Mario Cresci, Gino De Dominicis, Nicola De Maria, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Ugo La Pietra, Elio Mariani, Aldo Mondino, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Michele Perfetti, Gianni Pettena, Lamberto Pignotti, Michelangelo Pistoletto, Concetto Pozzati, Emilio Prini, Giovanni Rubino, Sandra Sandri, Mario Schifano, Gianni Emilio Simonetti, Franco Vaccari, Luigi Viola, Michele Zaza.

“Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70” fu la prima mostra organizzata da Incontri Internazionali d’Arte (associazione fondata da Graziella Lonardi Buontempo a Roma) e diede avvio a un’importante attività di promozione dell’arte contemporanea, italiana ed estera. La mostra riunì 33 artisti che sono oggi l’emblema dell’arte italiana degli anni sessanta e settanta: Vincenzo Agnetti, Carlo Alfano, Getulio Alviani, Franco Angeli, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Davide Boriani, Enrico Castellani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, Luciano Fabro, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Piero Manzoni, Gino Marotta, Manfredo Massironi, Fabio Mauri, Mario Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Rotella, Piero Sartogo, Paolo Scheggi, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Giuseppe Uncini, Gilberto Zorio. A dare testimonianza dell’evento fu chiamato Ugo Mulas, il più attento fotografo della scena artistica internazionale dell’epoca, che eseguì il reportage dell’evento con il suo stile inconfondibile. A distanza di quarant’anni, il volume si incentra proprio su questo reportage, rimasto largamente inedito per la precoce scomparsa del fotografo: le circa 130 immagini offrono un viaggio tra gli artisti, le istallazioni e i visitatori, e una lettura fotografica lucidissima di una mostra cruciale per l’arte contemporanea italiana. Il libro è anche un utile strumento di storia della fotografia che approfondisce la ricerca personale del fotografo e il suo dialogo con gli artisti: durante l’inaugurazione di “Vitalità del negativo” Ugo Mulas realizzò una delle prime immagini della serie “Verifiche” che, per il rigore formale e l’analisi del medium, è considerata tra le opere più importanti della fotografia dell’epoca.

This publication celebrates the well-known German collector and gallerist Ingvild Goetz’s longstanding passion for art. An extensive chronology provides an in-depth view of Goetz’s history with the Arte Povera movement as a gallerist in the 1970s and ’80s, and as a collector from the 1980s onwards. It includes previously unpublished archival materials that trace the emergence of Arte Povera, as well as newly commissioned essays from curators Douglas Fogle and Chiara Vecchiarelli. Artists featured are Claudio Abate, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Giorgio Colombo, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Paolo Mussat Sartor, Guilio Paolini, Pino Pascali, Guiseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Giovanni Prini and Gilberto Zorio.

Ogni artista prende le mosse da alcune fonti di ispirazione tentando un superamento dei modelli che lo hanno preceduto: il volume è dedicato alla tensione generata da questo agone a distanza, un tema che rivela diverse sfaccettature: il confronto tra l’artista e la sua pietra di paragone (dalle figure arcaiche di Mario Sironi ai ritratti fotografici di August Sander, Walker Evans, Thomas Ruff), la sfida alle proprie certezze espressive (come negli autoritratti di Roberto Cuoghi e Urs Lüthi), la performance del corpo dell’artista (nelle immagini ad esempio di Gunther Brüs e Marina Abramovic, o di Pino Pascali ritratto da Claudio Abate), il conflitto linguistico fra i due media (da Paolo Gioli a Vincenzo Agnetti, solo per citarne alcuni). Il volume accoglie fotografie e disegni di cento artisti che ripercorrono gli ultimi cento anni della storia dell’arte.

The term “Arte Povera” was introduced by the influential critic and curator Germano Celant in 1967, to describe a new art that expressed the economic and cultural turbulence of the late 1960s in Italy. This art became identified with the use of “poor” materials such as soil, glass, wood and wax, but in fact its products ranged from paintings and sculptures to photographs and performances. Artists such as Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Mario Merz, Pino Pascali, and Michelangelo Pistoletti were the stars of this new movement, and their innovations have made for a lasting legacy among subsequent generations exploring raw materials, the possibilities of the gallery space and everyday detritus. The Sammlung Goetz possesses one of the most comprehensive collections of Arte Povera, presented in this publication for the first time alongside archival photographs and documents.

Rivista voluta da Fabio Sargentini della galleria l’Attico. In questo numero A. Boatto, A. Bonito Oliva, M. Calvesi, G. Celant, F. Menna, T. Trini. In copertina Pino Pascali

Artists: Lucio Fontana, Giuseppe Capogrosi, Mimmo Rotella, Achille Perilli, Mario Schifano, Lucio Del Pezzo, Valero Adami, Piero Dorazio, Carla Accardi, Enrico Castellani, Alberto Burri, Enrico Baj, Rodolfo Arico, Franco Angeli, Getulio Alviani, Antonio Calderara, Ettore Colla, Tano Festo, Marcolino Gandini, Grupp T, Piero Manzoni, Gastone Novelli, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto, Toti Scialoja, Cesare Tacchi, Giulio Turcato.

Catalogo della mostra itinerante tenutasi presso: 1.Tate Modern, Londra, 31 maggio – 19 agosto 2001 2 -enbsp,Walker Art Center, Minneapolis, 13 ottobre 2001 – 13 gennaio 2002 3 -enbsp,The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, 10 marzo – 11 agosto 2002enbsp,enbsp,4 -enbsp,Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, 17 ottobre 2002 – 13 gennaio 2003. Testi di Richard Flood, Frances Morris, Carolyn Christov-Bakargiev, Robert Lumley, Karen Pinkus, Francesco Bonami, Giorgio Bottinelli. Alcuni testi degli artisti in mostra. Illustrazioni a colori e in bianco e nero (Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Emilio Prini, Gilberto Zorio). Brevi elenchi delle mostre più importanti dei singoli artisti, Bibliografia, Catalogo delle opere esposte.

Contents:[1.] Arte povera oder der Raum der Elemente — [2.] Arte povera, zur Genese eines Begriffs — [3.]Der Ort ist das Gedächtnis des Ortes — [4.] Arte povera als Museumskunst — [5.] Interview with Ingvild Goetz,1997 — [6.] Giovanni Anselmo — [7.] Alighiero Boetti — [8.] Pier Paolo Calzolari — [9.] Luciano Fabro — [10.] Jannis Kounellis — [11.] Mario Merz — [12.] Giulio Paolini — [13.] Vom Fragment zum Staub — [14.] Pino Pascali — [15.] Giuseppe Penone — [16.] Michelangelo Pistoletto — [17.] Emilio Prini — [18.] Gilberto Zorio — [19.]Die Photographen : Claudio Abate, Giorgio Colombo, Paolo Mussat Sartor.

Catalogo edito in occasione dell’inaugurazione della mostra (Roma, Galleria l’Attico, 8 giugno 1967. Copertina tipografica a due colori, 15 tavole e illustrazioni a colori e in bianco e nero Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Piero Gilardi, Jannis Kounellis, Pino Pascali, Mario Schifano.

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