Ai piedi del monte Cevedale a quota 2160 metri in fondo alla Val Martello, diramazione laterale della Val Venosta in direzione sud-ovest, si trova lo Sport Hotel al Paradiso del Cevedale raggiungibile tramite una strada a suo tempo appositamente costruita. L’albergo che sorge a 2100 metri fra un complesso incantevole di cime, nevi, ghiacciai, fu progettato tra il 1935 e il 1936 da Gio Ponti con gli ingegneri Eugenio Soncini e Antonio Fornaroli. Pur molto degradato l’hotel oggi, mostra ancora chiaramente la sua alterità rispetto alla tradizione dell’architettura alpina tipica di queste valli.

Monografia dedicata a un progetto inedito di Gio Ponti, la sede della congregazione religiosa Notre Dame di Sion realizzata a Roma tra il 1960-65, sul Gianicolo in via Garibaldi. Le ragioni e le concomitanze per cui questo edificio sia rimasto finora sconosciuto sono ancora irrisolte. A fronte della completa raccolta dei disegni di progetto a matita su lucido conservati presso l’archivio CSAC di Parma, non è stata trovata traccia di un epistolario fra il committente e il progettista, eppure è a tutti noto quanto Ponti amasse scrivere e comunicare con i suoi clienti. Nel 2014, l’esigenza di trasformare l’edificio da sede di un convento religioso a sede di due importanti università cattoliche straniere (La Catholic University of America e l’Austrialian Catholic University) e la necessità di ospitare gli spazi residenziali e didattici degli studenti offrono l’occasione agli architetti dello studio AeV Abbate e Vigevano Architetti Associati, curatori di questa pubblicazione, di condurre una ricerca storiografica e filologica del progetto originario per definire le linee di intervento del restauro di questa opera moderna. L’edificio, ancora nascosto fra una fitta alberatura del giardino che lo circonda sulle pendici del Gianicolo, viene qui svelato grazie ai contributi di alcuni esperti dell’opera di Ponti: Maristella Casciato, Margherita Guccione, Salvatore Licitra, Elena Tinacci, Marina Kavalirek. La pubblicazione presenta inoltre un corollario di disegni originali dettagliatissimi fino alla scala 1:1 o 1:10 degli arredi realizzati e sopravvissuti ai quasi 50 anni del progetto.

Catalogo della mostra ospitata al MAXXI su uno dei protagonisti indiscussi dell’architettura e del design italiano, Gio Ponti. A quarant’anni dalla sua scomparsa, il Museo Nazionale delle arti del XXI secolo dedica a questa figura d’eccezione una grande retrospettiva che ne studi e comunichi la poliedrica attività a partire dal racconto della sua architettura, sintesi unica e originale di tradizione e modernità, storia e progetto, cultura d’élite e vivere quotidiano. Il catalogo ha come obiettivo quello di illustrare le tante sfaccettature dell’opera architettonica dell’autore milanese, operando una selezione di progetti in grado di spiegare concretamente alcuni concetti-chiave espressi o evocati dallo stesso Ponti. Attraverso materiali archivistici, modelli, fotografie, libri, riviste e oggetti il grande pubblico – tra cui progettisti, giovani generazioni di architetti e appassionati del design Made in Italy – scoprirà un protagonista eccellente della produzione italiana di architettura, il cui lavoro ha lasciato tracce importanti in diversi continenti.

Prima di tutto l’impressione: la sensazione di fresco profumo in tutta la casa, di vento, di brezza odorosa che passa dal giardino alle fessure delle pareti dalle aperture al patio, a noi. Una frescura da brivido al di sopra della città: calda affannata, complessa, densa. Totalmente aperte alle montagne intorno. Di giorno verdi di notte illuminate di lucine sospese.Uno strano vascello, Villa Planchart, che ha affrontato oceani e superato tempeste per arrivare col suo carico speciale di storia, di arte, di riti e di miti così diversi dal primitivo barbarico della terra venezuelana, come dal mito macchinista, del moderno che invadeva Caracas dagli anni Trenta, come un pezzo di America e di terra di conquista.Tanta esuberanza di decorazione, tanto eccesso di linee e di colori, tanto horror vacui, diremmo, dà una somma algebrica neutra, di lusso, calma e voluttà.Postmoderno potremmo dire, con una sua qualità eccelsa di giocosa avventura di esperimento formale, allegro, affaccendato ed infantile nello stesso tempo.Esempio eccelso di quell’esportazione così pontiana , di amare l’architettura.Molte riviste avevano declinato la fede di Ponti nell’arte e nell’architettura anche nei periodi tragici come durante la guerra ed il dopoguerra, anche la committente Anala Planchart si fece affascinare.Infatti la sua casa si adatta subito alle pagine di Domus, così affascinante, aperta, colorata e complessa com’è. Niente di spagnolo ma bensì una casa trasparente, trafitta da migliaia di punti di vista, da simmetrie giocose, da aperture che si riflettono in altre aperture, un labirinto, un ‘esperienza percettiva che moltiplica la visione, il panorama i fiori, gli alberi e gli uccelli. Una casa di contraddizione un progetto surrealista.La stanza si affaccia sul patio e non ha una convenzione di parete, aperta su ciottoli del patio, orchidee e elementi scultorei di Melotti, sulla cascatella e sullo stagno. Giochi di parole incongruenze giochi di bianco e nero come nel domino e dei dadi, sedie di Fornasetti. C’è tutto nella Villa Planchart.Non stupirebbe poi questa cura maniacale del dettaglio nella villa Planchart se si pensasse ad un architetto amorosamente presente in cantiere… l’Anomalia è che la villa sia stata costruita per lettera, per telefono, per telegramma, su fogli dipinti, da sogni sognati, da modelli al vero. Ma chi pensava la casa poteva vederla crescere; e mai chi la vedeva crescere la vedeva pensare nello stesso momento.Una sorta di destino caleidoscopico e borghesiano. Un esercizio surrealista, un cadavere squisito di aggiunte successive che magicamente componeva la sinfonia di insieme. Un gioco suggestivo e reso possibile dall’alchimia di una committenza discreta ed innamorata della cultura occidentale e da un poeta lieve affaccendato e gentile.

Nel 1945 la casa editrice Hoepli di Milano pubblicò un libro per ragazzi tutto da ritagliare: “Il Libro Giocattoli”. Pic e Gic progettarono, sui disegni di Edina Altara, una serie di giochi di carta realizzabili semplicemente con un paio di forbici e un po’ di colla. Il libro ebbe un notevole successo editoriale, al punto che Gio Ponti ne parlò in modo estremamente positivo sulla prestigiosa rivista di architettura: “Lo Stile”. Secondo Ponti, infatti, l’idea di un libro da ritagliare era “diabolica”: una volta “distrutta” la propria copia, i bambini erano portati a chiederne un’altra in regalo ai propri genitori e così via. Il libro, di conseguenza, fu pubblicato in tantissimi esemplari e non è un caso che ancora oggi sia facilissimo trovarne in vendita nelle librerie antiquarie di mezza Italia. Cliccando sul link si possono vedere tutte le immagini del libro, il manuale di istruzioni per realizzare i giocattoli di carta e una pubblicità dell’epoca proprio sul Libro Giocattoli, apparsa sulla rivista di casa Hoepli “Sapere”. http://edinaaltara.blogspot.it/2009/05/il-libro-giocattoli.html

Primo (e unico) numero di una rivista d’avanguardia pubblicata nel 1969, a cura di Roberto di Marco, Michele Perriera, Gaetano Testa. Contiene numerosi materiali di argomento politico, sociale, letterario e artistico, tra i quali segnaliamo alcuni estratti di documenti del movimento studentesco bolognese e i seguenti saggi: G. Pontiggia – “Gli ultimi giorni del romanzo”. N. Massari – “De Anarchia”. R. Fracassini – “Politica e sadismo”. W. Benjamin – “L’autore come produttore”. A. Rescio – “Critica della ragione poetica”. L. Cavani – “Società e pudore”. A. Bonito Oliva – “Gesti verticali e sociale corporale”.

Catalogo sul design italiano degli anni 70 pubblicato in occasione di una mostra a Karlsruhe nel 1970. Fra i designer: Tito Agnoli, Sergio Asti, Gae Aulenti, Mario Bellini, Bertone, Luigi Colombini, Angelo Mangiarotti, Enzo Mari, Alio Martinelli, Bruno Munari, Pininfarina, Gio Ponti, Gino Safatti, Tobia Scarpa, Ettore Sottsass, Gino Valle, Marco Zanuso, Zagatto, Pio Manzu, et. al. Copertina di Franco Grignani.

Este volumen es una reedición en formato libro del número agotado de la revista 2G dedicado a Lina Bo Bardi y la única publicación disponible en el mercado que presenta toda la obra construida de la genial arquitecta de origen italiano. Lina Bo Bardi nació en Roma en 1914 y se diplomó en la Facultad de Arquitectura de la Universidad de Roma en 1940. Tras trabajar para Gio Ponti y dirigir la revista Domus, en 1946 abandonó la Italia de la posguerra y emigró a Brasil, siendo en este país -del que más tarde tomaría la nacionalidad- donde desarrolló toda su carrera profesional. Con un enfoque radical y moderno, todo su trabajo está impregnado de una voluntad de acercamiento al modo de vida popular y a las tradiciones locales, eliminando las distancias entre la ‘cultura de élite’ y la ‘cultura popular’. Sus proyectos poseen una rotundidad conceptual, material y ética que la han hecho internacionalmente conocida y es en su obra construida, íntegramente recogida en este volumen, donde se manifiesta especialmente esta forma de entender la arquitectura. A través de las 19 obras realizadas por Lina Bo Bardi, entre las que probablemente cabe destacar por su popularidad la Casa de Vidrio (residencia del matrimonio Bardi), el MASP (Museo de Arte de Sao Paulo) y el SESC Fábrica Pompéia, este libro proporciona las claves para comprender su legado arquitectónico. Así, Olivia de Oliveira, la editora invitada, compone por medio de los textos de cada proyecto un discurso poliédrico sobre la obra de Lina Bo Bardi que nos permite contextualizarla y entenderla en toda su complejidad arquitectónica, cultural, política y social. Asimismo, Oliveira despliega en la introducción una mirada crítica e incisiva sobre las diversas actuaciones relativamente recientes que se han llevado a cabo sobre algunos edificios de Bo Bardi. El libro se cierra con la sección nexus, que incluye tres textos escritos por la propia Bo Bardi, imágenes de algunos de sus diseños industriales y, por último, una entrevista que la autora mantuvo con Bo Bardi en 1991. Como es habitual en la revista 2G, todos los edificios fueron revisitados y fotografiados expresamente para esta publicación, esta vez por Nelson Kon. A pesar de la indudable personalidad de la obra de Bo Bardi y de la importante influencia que ha ejercido en la práctica arquitectónica posterior, este volumen de 2G sigue siendo el único referente bibliográfico disponible donde encontrar recopilada toda la información relativa a su obra construida.

This enormous volume provides the first exhaustive catalog of the furniture and interior accessories of Domenico Ico Parisi (1916–86). A key protagonist of postwar Italian design alongside his friend Gio Ponti, Parisi defined himself as a renaissance artist interested in all forms of expression, and traversed the realms of architecture, industrial design, painting and photography. Parisi’s furniture (realized primarily in wood and metal) and his interior designs are surveyed in their entirety, from his early collaborations with Cantù artisans in the 1940s through to his industrial production in the 1960s. Images of each item―often both archival and contemporary photographs―are accompanied by a short text explicating its history and production run. Also included is an extensive illustrated chronology of Parisi’s career.

1965-1969: A Break from the Past, a Nod to the Future. The late 1960s, when a radical change took place in the fields of architecture and design, are the focus of this volume. Old values such as functionality, elegance, and faithfulness to materials, which had been relevant for nearly half a century, lost their importance and made space for the ideas of pop culture and the sociocritical experiments of a new generation of architects and designers who no longer wanted to live within the styles of their fathers and grandfathers. Groups of architects and designers like Archizoom and Archigram questioned long-established status symbols, fashion, and consumption and created provocative alternative designs, which were reflected in Anti and Radical Design. Volume VI in the domus series features designs by Joe Colombo, Ettore Sottsass, Gae Aulenti, Olivier Mourgue, Achille and Pier Giacomo Castiglioni, Verner Panton, Kenzo Tange, Luigi Moretti, Oscar Niemeyer, and Gio Ponti, among many.

Published to document the exhibition “Fausto Melotti”, held at the Nouveau Musée National de Monaco (NMNM) from July 9, 2015 to January 17, 2016, this catalogue investigates the polymorphous and multi-faceted work of one of Italy’s greatest artists of the interwar and postwar periods. The book is illustrated by a large selection of archival documents, some of which never seen before. It includes an essay by Valérie Da Costa focusing on Fausto Melotti’s ceramics, a text by Eva Fabbris (co-curator of the exhibition) dedicated to the presence of articles about and by Fausto Melotti in the magazine Domus as of 1948, a text by Cristiano Raimondi (co-curator of the exhibition) about the collaboration between Melotti and the architect Gio Ponti for Villa Planchart in Caracas, a conversation between Simone Menegoi and Melina Mulas about the relationship between Melotti and Ugo Mulas, a conversation between Barbara Casavecchia, Alessandro Pessoli and Paul Sietsema about the influence of Melotti on their work, as well as a conversation between Francesco Garutti, Valters Scelsi and the members of the architecture studio baukuh who took care of the exhibition design and setup.

Dal sommario: La casa (Se avvenga un giorno – L’architettura – Il problema costruttivo – Discussioni, ricerche, progetti – Abitazioni – Up to date – Disamina dei locali – I particolari della casa); L’arredamento (Armonia ambiente – Fra l’antico il vecchio e il moderno – I mobili che ospitiamo – I pi? nuovi – Il superfluo – Scegliere – Quel che insegna Monza); Indice alfabetico dei nomi, delle opere, delle cose. Le tavole comprendono fotografie di opere degli architetti Piacentini, Busiri, Del Giudice, Frapolli, Poelzig, Tsssenow, Everling, Gropius, Terragni (Gruppo 7), Faravelli, Fiocchi, Ponti. Numerose piantine e fotografie con riproduzioni/disegni di interni, mobili, oggetti.

S’infittisce l’album di famiglia di “Cavallino-Treporti Fotografia”, con una nona edizione che continua ad allungare il pentagramma di una composizione ormai riconoscibile, proprio dalle sue continue variatio. The shape of water vanishes in water di Marina Caneve punta questa lingua di sabbia ed erba, tenuta quasi in custodia dall’Adriatico e la laguna veneziana e svela un nuovo lembo di questa terra di mezzo, che sempre è il paesaggio di Cavallino Treporti ma allo stesso modo il periodo dell’adolescenza. In The shape of water vanishes in water si alternano i volti dei giovani che abitano Cavallino Treporti e quelli dei giovani di passaggio, condotti alle coste dall’estate. Coste di sabbia e meduse riverse, pontili, serre lucide, bagnate dai canali, siepi, alberi e palme ben piantate nei giardini o messe in vasi fuori dalle chiese. Le viste dall’alto, realizzate da quegli straordinari punti di osservazione che sono le torri telemetriche, vagliano il territorio con distacco, ne controllano lo stato e La  forma dell’acqua svanisce nell’acqua, come un totale inglobato dalla somma delle sue parti.  Cavallino-Treporti Fotografia’s family album widens. Its 9th edition enriches the pentagram of a composition that has now become quite familiar thanks to its repeated variations. Marina Caneve’s The Shape of Water Vanishes in Water aims at this sandy and grassy spit of land, almost guarded by the Adriatic sea and the Venice lagoon. She unravels the changeability of this middle ground: the landscape of Cavallino Treporti, yet just as much the description of the stage of adolescence. In The Shape of Water Vanishes in Water we see faces of youth living in Cavallino Treporti, as well as those of youth on vacation for the summer. Sandy coastlines and beached jelly sh, piers, shiny greenhouses bordered by canals, hedges, trees and palm trees well planted in the gardens or in big pots outside the churches. The views from above have been achieved from the extraordinary observation posts on top of the telemetric towers. These lookout towers assess the territory with detachment, monitor its conditions and The Shape of Water Vanishes in Water, as a whole, swallowed by the sum of its own parts.

“Emilio Isgrò scrive in copertina con il gessetto, come su una lavagna, la parola ‘Autocurriculum’, dopo aver cancellato con la manica della giacca la scritta ‘Autobiografia’. Con questo teatrale sabotaggio di un genere letterario, si innalza sopra il personaggio omonimo che, dentro il libro, tra le righe d’inchiostro di una finzione curriculare, si fa viandante ‘alla costante ricerca di un lavoro’ e del sentimento del mondo. Trova quindi, l’autore in copertina, l’agio di affacciarsi, dall’alto della sua postazione straniata, sulla ‘avventurosa vita’ del proprio doppio letterario che, passo dopo passo, finisce per convertire il fittizio tracciato burocratico della sua carriera nelle peripezie vissute e briosamente raccontate di un vero romanzo picaresco: il resoconto nega se stesso per infiltrarsi e riconfigurarsi in una trama fascinosamente narrativa che ha tutti i diritti della realtà. Isgrò segue, con vibrazioni di compiacimento e con il dito che scorre sul piano sempre più largo di una carta geografica, le vicissitudini del personaggio scalpitante di vita, e vorace di esperienze, che tanto gli somiglia. Lo accompagna sin dalla nascita in una Sicilia che conserva un’antica aura fiabesca. Gli va dietro lungo le strade del mondo. Lo scorta negli incontri con una ‘generazione di giganti’ che hanno nomi araldici: John Fitzgerald Kennedy e Peggy Guggenheim; Luciano Berio, Luigi Nono, Cathy Berberian e John Cage; Umberto Eco, Gillo Dorfles e Douglas Hofstadter; Arnaldo Pomodoro, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Baj e Bruno Munari; De Chirico e Guttuso; Pound, Palazzeschi, Montale, Quasimodo, Zanzotto, Lucio Piccolo, Bartolo Cattati; Vittorini, Calvino, Fortini, Comisso, Volponi, Buzzati, Bianciardi, Sciascia, Consolo, Pontiggia. L’elenco è vertiginoso. L’artista Isgrò che si racconta, e viene sornionamente osservato dall’omonimo titolare della copertina, è uomo di teatro; e affianca alla ‘attività di poetale scrittore quella di artista visivo’. E uno dei grandi protagonisti dell’arte contemporanea. E il celebre scrittore-cancellatore. Racconta, in uno dei tanti piccoli e incantevoli teatri quotidiani che si aprono nel libro, un incontro con Toni Negri: ‘Parlammo ovviamente di rivoluzione: io convinto che le mie cancellature fossero più che sufficienti per abbattere definitivamente il capitalismo, lui persuaso che fosse più utile la lotta armata con il passamontagna calato sulla testa. Così l’incomprensione fu tale che non sentimmo mai più il bisogno di rivederci’.”

Pierluigi Ghianda è una figura fonda- mentale della storia del design. Non compare tra i nomi dei designers piu famosi d’Italia perché è un fale- gname che ha perseguito una scelta di vita artigianale a dispetto di un mondo sempre più industrializzato. Nella sua casa-bottega nel cuore della Brianza ha supportato i nomi che han- no reso grande il design Made in Italy: da Gio Ponti ai Fratelli Castiglioni pas- sando per Ettore Sottsass e Gae Au- lenti, sempre con grande passione per il lavoro e per un materiale: il legno, che ha conosciuto, amato, firmato. Pierluigi Ghianda is a key figure in the history of design. He is not part of most famous designers in Italy because he is a wood worker who has pursued an artisan life in spite of an increasingly industrialized world. In his home-studio, in the heart of Brianza, has designed and supported names that have made great the design Made in Italy. By Gio Ponti and Castiglioni Brothers through Ettore Sottsas and Gae Aulenti, always with passion for work and for a special material such as wood, who he has known, loved, signed.

numero 1 della nuova serie UTT con un nuovo editore. Testi di Nanni Cagnone, Wilhelm Reich, Herbert Marcuse, Renato Barilli, Tommaso Trini, Maurizio Calvesi, Achille Bonito Oliva, Gaetano Testa, Giuseppe Bartolucci, Filiberto Menna, Nico Orengo, Giuseppe Pontiggia e altri. Sono presenti i seguenti artisti: Renato Mambor, Gino De Dominicis, Giovanni Anselmo, Emilio Prini, Claudio Cintoli, Eliseo Mattiacci.

Lisa Ponti è un giardino di ricordi, ma ora guarda con più entusiasmo le luci della primavera. Unica fra le sorelle Grimm a praticare le arti marziali con la matita. [dal testo] Vincenzo Agnetti, Mario Merz, Lisa Ponti, Bonomo Faita, Gio Ponti, Antonio Serrapica, Charlemagne Palestine, Nicola De Maria, Gino De Dominicis, Emilio Prini… In due righe, Franco Toselli racconta momenti della sua vasta esperienza di incontri con arte e artisti: brevi testi che ricreano lampi di impressioni, spesso ellittiche, a volte enigmatiche per il lettore che vi si avvicina per la prima volta, ma sempre profondamente evocative nella loro improvvisa fugacità. Franco Toselli dal 1967 organizza mostre d’arte nella sua galleria a Milano, attraverso la quale sono passati i nomi più importanti e rappresentativi dell’intero panorama dell’arte contemporanea.

×