“Antologia, curata da Angelo Pezzana, di articoli dai primissimi numeri (1971-1974) di “Fuori!”, la prima rivista italiana legata all’omonimo movimento di liberazione gay degli anni Settanta. È straordinario l’entusiasmo che trasuda da tutti gli interventi, generato un po’ dall’euforia di essere finalmente riusciti ad abbattere la barriera che aveva fatto fallire fin lì tutti i tentativi di creare un movimento omosessuale nella cattolicissima Italia, e un po’ dalla generosa illusione secondo cui la condizione omosessuale stava per cambiare in modo “rivoluzionario” entro pochi anni. Il passare del tempo avrebbe imposto una maggiore quanto sana prudenza, ma avrebbe anche spento molti entusiasmi, che oggi non ci farebbero per niente male… Insomma, quest’antologia restituisce “dall’interno” il clima di un momento unico e irripetibile. Il libro inizia con una breve storia della nascita del movimento gay italiano, e propone una serie di interventi teorici, mirati principalmente al primo obiettivo del neonato movimento: la sinistra marxista rivoluzionaria (e maschilista e omofoba). A questo tema è dedicato un intero capitolo, il quarto (“La sinistra e l’omosessualità”, pp. 91-100). Per i più giovani aggiungo che la vignetta in copertina è una provocatoria caricatura di Marx ed Engels che si tengono allusivamente per mano… Altro bersaglio polemico, nel capitolo 2 (pp. 61-77), è la psicoanalisi, molto ascoltata allora, che liquidava l’omosessualità come perversione da curare. E non solo la psicoanalisi ufficiale, ma anche quella “di sinistra”, di gran moda allora, come quella di Wilhelm Reich (è qui riedito il celebre attacco Contro Reich di Angelo Pezzana, pp. 73-77). Due degli interventi di questo capitolo, uno dei quali a firma Domenico Tallone, raccontano della contestazione del neonato Fuori! al Convegno di sessuologia di Sanremo del 1972, atto di nascita del movimento gay in Italia. Il sesto capitolo (pp. 129-153) è dedicato alla formazione dei collettivi gay e alla loro pratica; uno di essi, per il collettivo di Milano (che entro breve si sarebbe trasformato in COM), è firmato da Corrado Levi; un altro, teorico, da Fernanda Pivano, “compagna di viaggio” del primissimo movimento gay. Il cap. 7, dedicato a “Lesbismo e femminismo” (pp. 153-177) ha le firme di Mariasilvia Spolato, Stefania Sala, Anna Siciliano. Segnalo Femminismo e omosessualità maschile (pp. 167-176), di Stefania Sala, sullo scontro fra le esigenze di liberazione delle donne lesbiche e la fallocrazia del mondo omosessuale maschile. Il cap. 9, infine, raccoglie il punto di vista di un’altra “compagna di strada” eterosessuale, Myriam Cristallo, che avrebbe poi raccontato e riflettuto di questa esperienza in un libro. Fra gli altri interventi segnalo infine: Spacca-Napoli e buca-culi (pp. 50-61), di Enzo Moscato (che negli anni successivi sarebbe diventato celebre per i suoi spettacoli), una bella analisi dei ruoli tradizionali omosessuali (e dei loro seri limiti) nella Napoli popolare; Anche dall’ombelico in su, di Francis Padovani, denuncia della povertà dei rapporti solo sessuali consumati senza neppure conoscersi; E a scuola? di Alfredo Cohen (pp. 117-121); Travestirsi e fare la rivoluzione, di Monica Galdino Giansanti (pp. 177-187), testimonianza di un travestito, prostituto, non transessuale. Il resto del libro è dedicato a interventi teorici, oggi di interesse più che altro storico.” https://www.culturagay.it/recensione/11060

…Per enunciare sinteticamente la tesi di questo libro “finalità del design è la realizzazione di una qualità artistica del progetto, sia per la piccola che per la grande serie”. Il caso Danese, per essere riuscito in molti casi a raggiungere questa qualità, è in questo senso interessante e merita un’analisi approfondita. Il libro è quindi articolato in due parti distinte: la prima – saggio “Arte, industria, artigianato” – cerca di delineare alcuni temi centrali: rapporti tra cultura artistica e progettazione, tra committenza e progettista, uso dei diversi modi di produzione (da quello artigianale a quello industriale). La seconda prende in esame i tre settori dell’attività Danese (le Edizioni d’Arte, le Edizioni per bambini, i prodotti per la casa e per l’ufficio), attraverso l’analisi più approfondita di un gruppo di oggetti e delle problematiche particolari e generali ad essi collegate. (Stefano Casciani) All’interno, un contributo di Bruno Munari, un “Libro illeggibile”, disegnato appositamente per questo volume, come commento visivo ai Prelibri.

Attraverso oltre centocinquanta opere un dialogo inedito tra due grandi artisti del XX secolo: lo scultore alsaziano, svizzero di adozione, Jean Arp (1886-1966) e il pittore italiano Osvaldo Licini (1894-1958). Il primo è stato uno dei protagonisti del dibattito artistico della prima metà del Novecento, il secondo è una figura quasi mitica di artista solitario, capace di elaborare una ricerca del tutto originale eppure in sintonia con le coeve esperienze europee. A dispetto dello stile di vita profondamente diverso dei due, le loro opere presentano sorprendenti punti di contatto, testimonianza di una comune sensibilità e di orizzonti di ricerca condivisi che questo catalogo si propone di sottolineare attraverso paralleli visivi e la disamina critica della poetica degli artisti, condotta attraverso numerosi saggi. Il volume documenta infine gli intensi rapporti che Arp e Licini intrattennero con i propri contemporanei proponendo raffronti con opere di Matisse, Modigliani, Klee, Kandinskij, Sophie Taeuber-Arp e altri ancora. Introdotto dai testi di Giovanna Masoni Brenni e Marco Franciolli, il volume riunisce i contributi critici di Stefano Bracalente, Guido Comis, Bettina Della Casa, Elena Di Raddo, Renaud Ego, Flaminio Gualdoni, Corrado Levi e Mattia Patti; seguono il catalogo delle opere, le biografie di Jean Arp (a cura della Fondation Arp, Clamart) e Osvaldo Licini (a cura di Daniela Simoni del Centro Studi Osvaldo Licini, Monte Vidon Corrado), la bibliografia (a cura di Francesca Benini) e le biografie degli autori.

Ci sono alcune zone «grigie» della burocrazia statale che spesso sfuggono al controllo degli apparati istituzionali preposti alla loro vigilanza. Le forze di polizia hanno il monopolio della coercizione legittima all’interno del territorio statale, pur avendo l’obbligo di sottostare alla legge. Ma cosa succede quando organi di polizia si arrogano l’autorità di trasgredire le leggi alle quali dovrebbero sottostare? Si tratta di un confine sottile, spesso superato in nome della «sicurezza» di quegli stessi cittadini, i cui diritti vengono calpestati, talvolta fino alla morte di coloro che andrebbero difesi. Nell’analizzare le storie prese in considerazione per questo volume (dal G8 di Genova nel 2001 agli omicidi di Sandro Sandri e Stefano Cucchi) sono emerse due tendenze comunicative. La prima, riguarda quella delle forze dell’ordine, orientata a far finta di niente, a non ricercare responsabilità, a coprire, anche mentendo. La seconda è l’unico strumento a disposizione dei familiari delle vittime: la Rete. Solo dopo l’apertura di un blog da parte di Patrizia Moretti, i media e la magistratura si sono interessati al caso di Federico Aldrovandi, così come solo dopo che Ilaria Cucchi ha pubblicato su Indymedia le foto del corpo martoriato del fratello Stefano, il Parlamento, il Ministero della Giustizia e la magistratura, spinti dall’indignazione dell’opinione pubblica, si sono mossi alla ricerca della verità. Ognuno di noi è un media, e come tale può contribuire a fare informazione, denunciando abusi, nella speranza che, un giorno, anche le forze dell’ordine comincino a comunicare correttamente, ristabilendo il rapporto fi duciario con i media e i cittadini che li pagano.

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